Il Teschio del Destino

by ArcheoWorld
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“Quando i tredici teschi di cristallo saranno ritrovati e riuniti, inizierà un nuovo ciclo per il genere umano, un ciclo di grande conoscenza ed elevazione“.

Un’antica leggenda narra che in tutto il mondo esistono 13 teschi di cristallo, di dimensioni diverse. Essi furono donati agli uomini dagli stessi dèi, prima di ripartire verso le stelle dalle quali erano venuti, e che vennero sparsi per il pianeta. Quando l’uomo ritroverà tutti i teschi e li radunerà sul punto alto della piramide di Chitzen Itza, riacquisterà l’antica conoscenza andata perduta con il tempo. 

I 13 teschi (12+1 principale) della profezia Maya

La figura del teschio indicava per i popoli precolombiani e preincaici il concetto del dualismo Morte-Rinascita. Nelle profezie Maya, Tolteche ed Azteche, la Vecchia Era che cede a quella Nuova entrante, infatti, è sempre raffigurata con un teschio.

Secondo alcuni interpreti, la leggenda vuole indicare il concetto che la Nuova Era entrante sarà portatrice di saggezza e il numero 13 ricorda i tredici dèi del mondo superiore. Come spesso accade, la verità è molto più intrigante della fantasia: perché l’alone di mistero che ammanta questi manufatti è ben lungi dall’essere dissolto. Raccontare la loro storia e la loro origine è un po’ come ricostruire un complesso puzzle a cui, alla fin fine, manca sempre un pezzo. I teschi di cristallo sono esattamente quello che dice il nome. Si tratta di sculture, solitamente a grandezza naturale, che riproducono un cranio umano. Ognuna di esse è ricavata da un unico cristallo di quarzo. Il cristallo di quarzo è un minerale molto abbondante in natura che si trova di solito in blocchi di grandi dimensioni. I teschi di cui si conosce l’esistenza sono numerosi, ma sono 13 quelli di maggiori dimensioni e di particolare bellezza. Il ritrovamento di questi pezzi si colloca tra i primi anni ‘20 del secolo scorso e gli anni ‘60. Rispetto alla loro origine, esistono due versioni diverse. C’è chi dice che si tratta di antichi manufatti precolombiani, probabilmente Maya, usati durante i riti sacri. Per altri sono sofisticati pezzi di gioielleria del XIX secolo. Dire quale delle due versioni sia quella vera è pressochè impossibile, per un motivo molto semplice: non si può datare il cristallo. Alcuni fanno parte di collezioni private e sono spariti dalla circolazione già da un po. Altri invece si trovano esposti in prestigiosi musei, ad esempio a Londra, a Parigi, a New York.

Quando si parla di “teschio di cristallo”, si fa generalmente riferimento al teschio di Mitchell-Hedges che è senza dubbio il più bel teschio di cristallo che sia venuto alla luce.

Il teschio di cristallo di Mitchell-Hedges

All’inizio del XX secolo Thomas Gann, professore di Archeologia del Centro America all’Università di Liverpool, scopre la città di Lubaantun, un sito maya nel Belize meridionale.

Nel 1915, Raymond Merwin, del Peabody Museum dell’Università di Harvard vi guida una successiva spedizione. La zona viene ripulita dalla vegetazione, viene dettagliatamente mappata e vi vengono scattate alcune fotografie. Nel 1926 il British Museum finanzia degli scavi che accertano la data di costruzione della città, collocandone la massima fioritura in un periodo compreso fra il 730 e l’890 d.C. Da tali analisi risulta che la città sia stata abbandonata di colpo, fatto insolito per noi, ma non per la civiltà Maya (è un fatto risaputo che tante altre città Maya sono state misteriosamente abbandonate senza un motivo apparente).

Sito archeologico di Lubaantun, in Belize

Dopo la spedizione del British Museum, Lubaantun, trascurata dagli archeologi, diventa fertile terreno di saccheggio. Nel 1923, l’archeologo Frederick Albert Mitchell- Hedges insieme alla figlia adottiva Anna, partono per una spedizione in Belize. Quel viaggio cambierà per sempre le vite di tutti e due.

Frederick Albert Mitchell-Hedges (Londra, 22 ottobre 1882 – Newton Abbot, giugno 1959)

Nella città di Lubaantun, alla base del muro di un edificio, Anna nota qualcosa che riflette la luce in un modo splendido: un teschio di cristallo alto 17 cm, largo altrettanto e profondo 21 cm del peso di 5 kg ma privo della mascella che fu trovata tre mesi più tardi poco lontano. Al momento del ritrovamento gli indios impiegati nello scavo reagirono con soggezione e riverenza poiché vedevano nel teschio “il dio perduto da tempo dei loro antenati”.

La piramide di Lubaantun dove Anna rinvenne il teschio di cristallo

Dopo la morte di Mitchell-Hedges, la proprietà del teschio passò a sua figlia Anna che lo conservò fino alla sua morte, avvenuta quando era ultranovantenne.

Anna Mitchell-Hedges erede del teschio di cristallo

La prima volta che il teschio di Mitchell-Hedges fu menzionato in stampa fu nel luglio 1936, in un articolo su Man – A Monthly Record of Anthropological Science (Pubblicato sotto la direzione del Royal Anthropological Institute of Great Britain and Ireland) in cui G.M. Morant e Adrian Digby del British Museum lo confrontarono con un teschio simile esposto al British Museum. Non furono in grado di dedurre molto, nemmeno in modo approssimativo, quale fosse stato creato per primo o, se le loro creazioni erano collegate, quale fungeva da modello per l’altro. Anche l’origine del teschio del British Museum è oscura, anche se si supponeva che potesse provenire dal Messico.

Questo pose alcuni interrogativi di difficile soluzione. Il suo stile di lavorazione è davvero Maya? O il suo stile è quello di qualsiasi altra cultura della zona? Il Dr. Frederick Dockstader (l’ex curatore del Museum of the American Indian) ha commentò che tra il 1575 e il 1650 c’erano artigiani europei che lavoravano con il cristallo; e che avrebbero avuto accesso a oggetti simili e materiali nativi. Non ritiene probabile, tuttavia, che abbiano creato il teschio di Mitchell-Hedges, perché la mandibola separata del cranio non sembra tipica del loro lavoro. È incline a identificare il teschio come una creazione azteca. Adrian Digby, ex del British Museum, dichiarò che il teschio di cristallo “non era precolombiano, sebbene possa benissimo provenire dal Messico”. Digby pensava che i teschi di cristallo “erano oggetti rituali realizzati per qualche culto esoterico di origine europea”. Un’ipotesi sul cranio è che sia stato scolpito in modo grezzo in un’epoca e modificato in un’altra, ma ciò sembra piuttosto discutibile.

Il teschio di Mitchell-Hedges appassionò molto Frank Dorland, un restauratore d’arte con sede a San Francisco, che iniziò a studiarlo nel 1956 e nel 1964 lo ebbe in affidamento dalla stessa Anna. In quel periodo scattò molte foto del teschio e fece fusioni in gesso ed epossidiche. Le sezioni trasversali dei calchi furono tagliate, misurate e studiate da Dorland. I calchi epossidici, quando tagliati, mostravano l’esatta simmetria del cranio, specialmente nella zona delle orbite.

Frank Dorland con il teschio di Mitchell-Hedges

Successivamente, il 27 ottobre 1970, Dorland, convinse Richard Garvin, supervisore di Hewlett-Packard, a sottoporre il teschio ad alcuni test nel laboratorio Hewlett-Packard di Santa Clara, in California. La Hewlett-Packard produceva più oscillatori al cristallo di qualsiasi altra azienda e il suo laboratorio testava campioni di quarzo ogni giorno. I tecnici della Hewlett-Packard immersero il teschio in una soluzione di alcol benzilico, che ha lo stesso indice di rifrazione del cristallo di quarzo.

Ciò significa che il teschio tende quasi a scomparire una volta inserito nella soluzione. Facendo passare la luce polarizzata attraverso il teschio e ruotandolo, fu possibile localizzare l’asse e osservare il “gemellaggio”. Gemellaggio: una scissione della direzione di crescita dei cristalli che può verificarsi sotto un forte impatto (e può accadere a un singolo cristallo, o a separare quelli che possono gemellarsi e crescere insieme) è stata osservata (tramite evidenti segni di stress più scuri) sul teschio di Mitchell-Hedges intorno agli occhi, al naso e all’area della mascella. I tecnici della Hewlett-Packard riferirono che il teschio (inclusa la sua mandibola separata) era “quasi certamente un singolo cristallo di quarzo, piuttosto che un composto di tre cristalli“. Prima dei test, Dorland aveva ipotizzato che il cranio fosse composto da pezzi separati di quarzo.

Singolo blocco di cristallo di quarzo

I tecnici appurarono anche che il teschio fu inciso procedendo in senso contrario rispetto all’asse naturale del cristallo, rispetto cioè all’orientamento dei suoi piani di simmetria molecolare. Questo procedimento è molto rischioso in quanto comporta il costante pericolo che un colpo non preciso dello strumento usato per sbozzare il blocco ne causi la frammentazione. Inoltre, un’accurata analisi al microscopio della superficie del teschio, non evidenziò alcun graffio che potesse attestare l’impiego di uno strumento per la levigazione. Questa circostanza meravigliò molto Frank Dorland che non riuscì a spiegarsi quale tecnica di lavorazione fosse stata usata. Abbastanza stranamente, a conclusione dei test, la conclusione degli esperti fu che ci fosse voluto un tempo incredibilmente lungo (circa 300 anni di sforzi) per realizzare il teschio. Una supposizione che somigliava alle affermazioni di Mitchell-Hedges secondo cui ci erano voluti almeno 150 anni per realizzarlo.

C’è una frase molto citata che si trova spesso negli articoli sui teschi di cristallo che è attribuita a un cristallografo che lavorava alla Hewlett-Packard ed è davvero drammatica: “Quella dannata cosa non dovrebbe nemmeno esistere”

Frank Dorland, ebbe in prestito il teschio per alcuni anni in cui ebbe varie esperienze metafisiche. In particolare, fu affascinato dalla sua “aura“, così come dalla visione di edifici, apparentemente antichi, che vedeva visualizzati all’interno delle sue cavità oculari (e su altre porzioni della sua “anatomia” cranica). Queste visioni non furono isolate dal momento che sentì, in altre occasioni, quello che considerava il suono di deboli campane metalliche, campane e altri rumori che apparentemente emanavano dal teschio così come voci umane che cantavano strani canti.

Frank Dorland, in una sua monografia intitolata “Rock Crystal”, scrisse che un cristallo agisce come un riflettore amplificatore per i centri recettori psichici. “Il teschio in sé non ha poteri propri. La sua attività avviene per mezzo delle onde di energia riflesse nel teschio dal cervello dell’individuo che attivano il cristallo in qualche modo”.

Cristalli di quarzo al naturale

Secondo Carlos Barrios, storico, antropologo e ricercatore, sacerdote officiante e guida spirituale, questi teschi misteriosi sono come dei geni, una specie di megacomputer che conterrebbero tutta l’informazione riguardante lo sviluppo tecnologico raggiunto da una razza che ci ha preceduto. Ogni teschio possiede una conoscenza, una parte di quella straordinaria tecnologia e la capacità di vedere nel futuro. Tutta la conoscenza è depositata all’interno dei teschi. Secondo Barrios ci sarà un giorno in cui i saggi, i guardiani e i custodi dei teschi, si riuniranno intorno a un lago dove saranno raggiunti da un uomo che attraverserà il lago camminando ed estrarrà la testa maestra che si trova all’interno di una caverna, dietro una cascata. Barrios ipotizza quindi che i teschi di cristallo potrebbero essere la chiave di volta quindi, un tassello perfetto che si incastrerà, quando l’uomo sarà pronto per aprire la porta del futuro.

L'antropologo Carlos Barrios

Appendice

Bill Homann, attuale custode del teschio di cristallo di Mitchell-Hedges ereditato dalla moglie Anna Mitchell-Hedges. I registri della contea di Porter, Indiana, indicano che Homann sposò Anna il 9 luglio 2002, quando aveva 92 anni. Homann, era 40 anni più giovane della sua defunta moglie morta centenaria alla quale preferisce riferirsi come sua mentore e guida spirituale. Sebbene i termini della sua proprietà non siano stati definiti, rimane in possesso del teschio di cristallo.

Il teschio di Sha-na-ra

Il teschio di Sha-na-ra e il suo scopritore, Nick Nocerino

Il suo nome è legato a uno sciamano delle popolazioni locali. Fu rinvenuto da Nick Nocerino, investigatore dell’occulto, nel 1959, lungo il Rio Baltha nel Gerraro del Messico centrale. Shanara fu trovato con l’utilizzo di “archeologia psichica”, il che significa che la posizione del ritrovamento fu individuata dalla guida intuitiva.  È interessante notare che molti degli attuali custodi, in particolare di antichi teschi di cristallo, hanno avuto una sorta di presentimento, sogno o visione, come se il teschio di cristallo agisse come una sorta di faro.

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

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