Quando i giganti camminavano sulla terra

by ArcheoWorld
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Le leggende di tutto il mondo fanno riferimento ad una razza di giganti che un tempo viveva sulla Terra, un’antica stirpe di umanoidi dalla statura straordinaria costruttori di mura e altre megalitiche strutture in pietra, le cui origini storiche sono ancora oggi poco chiare e avvolte da un’aura di mistero. Molte leggende parlano di dei e dee potenti di natura immortale e di origine non terrestre. La storia ha relegato queste leggende al “mito”, etichettandole come resoconti fantasiosi e surreali. Tuttavia, è da notare che molte di queste leggende sembrano avere un tratto che le accomuna inspiegabilmente. È possibile che culture tanto diverse e lontane raccontassero le stesse leggende o vi è qualcosa di veritiero e reale?  È plausibile che il nostro pianeta sia stato abitato in passato da una specie di umanoidi dalle dimensioni eccezionali?

La Sacra Bibbia parla della progenie dei “figli di Dio e delle figlie degli uomini” ed indica che gli angeli che bramavano piaceri terreni avrebbero fecondato donne di origine umana. Alcuni studiosi ritengono che questi esseri divini erano i Nefilim, uomini di statura gigantesca. Per molti secoli, la comunità scientifica e teologica ha elaborato teorie diversificate sulla identità ed origine dei Nefilim. Si trattava di una razza umana o di giganti così come sono stati descritti?

Nel film Noah, del 2014 scritto, diretto e prodotto da Darren Aronofsky, con protagonista Russell Crowe nei panni del patriarca biblico Noè, i Nefilim sono associati ai “Vigilanti” ed immaginati come esseri divini imprigionati nei corpo di orrendi giganti di pietra.

Il Vecchio Testamento si sofferma innumerevoli volte a descrivere giganti come un gruppo o una etnia ben definita ma in antichità gli stessi nomi d’alcuni popoli potevano essere direttamente associati alla caratteristica dell’alta statura. È questo il caso degli Amorrei, gli Emim, i Refaim, gli Anakim e gli Zamzummim.

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. (Genesi 6, 4)

Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano esplorato, dicendo: “Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro”. (Numeri 13, 32-33)

Dove possiamo andare noi? I nostri fratelli ci hanno scoraggiati dicendo: quella gente è più grande e più alta di noi; le città sono grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto là perfino dei figli degli Anakiti. (Deuteronomio 1, 28)

Oggi tu attraverserai il Giordano per andare a impadronirti di nazioni più grandi e più potenti di te, di città grandi e fortificate fino al cielo, di un popolo grande e alto di statura, dei figli degli Anakiti che tu conosci e dei quali hai sentito dire: chi mai può resistere ai figli di Anak? (Deuteronomio 9, 1-2)

Il Signore mi disse: non attaccare Moab e non muovergli guerra, perché io non ti darò nulla da possedere nel suo paese; infatti ho dato Ar ai figli di Lot, come loro proprietà. Prima vi abitavano gli Emim: popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakiti. Erano anch’essi considerati Refaim come gli Anakiti; ma i Moabiti li chiamavano Emim. (Deuteronomio 2, 9-11)

Nelle Sacre Scritture vengono nominati, oltre a gruppi organizzati, anche singoli personaggi dalle dimensioni colossali. L’esempio più chiaro è rintracciabile in Deuteronomio 3:11, dove viene descritto il letto del Re Og di Basan, facendo intendere che fosse alto più di 3 metri. Infatti si dice:

Perché Og, Re di Basan, era rimasto l’unico superstite dei Refaim. Ecco, il suo letto, un letto di ferro, non è forse a Rabba degli Ammoniti? È lungo nove cubiti secondo il cubito di un uomo (1 cubito=44,45 cm).

La fine del regno di Og viene narrata in Numeri 21, 33-35 ed esistono diverse leggende in ambito ebraico a riguardo: la più inusuale raccolta della furia cieca del regnante, una furia talmente poderosa che spinse il titano a sradicare una montagna con l’intento di uccidere tutti gli israeliti ma che, alla fine, gli si rivelò fatale poiché non riuscì a reggere il peso del monte e venne schiacciato.

Ancor più famoso è l’episodio biblico di Davide contro Golia, narrato in 1 Samuele 17, 4-5:

Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo (2,75 metri). Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo (65 chilogrammi).

Davide contro Golia

Tuttavia, è un dato di fatto che la dottrina giudaico/cristiana non è l’unica a fare riferimento ad una razza di giganti. Prima che la Bibbia fosse stata concepita, esisteva una tradizione orale sumera tramandata di generazione in generazione, così come in Grecia, Roma ed Egitto. Le leggende di giganti nei paesi del Mediterraneo sono le più conosciute e discusse e al di là dei racconti biblici ce ne sono altri come quello del re babilonese Gilgamesh. In alcune antichissime tavole di pietra sono raffigurate immagini di Gilgamesh che lotta contro un leone. Raffrontando le effigi delle sculture sembra che l’uomo doveva avere un’altezza di circa 14 metri, in considerazione delle dimensioni del leone ucciso.

Raffigurazione di Gilgamesh e il leone

Anche i racconti greci dei tempi antichi sono fantasiosi e pieni di storie di uomini giganti che assumono sembianza di dei e dee. I Giganti sono denominati ”Titani” nelle opere del poeta epico Esiodo, e si diceva fossero figli  di Urano e di Gea. Classici esempi sono Herakles, figlio di Zeus e Alcemene, che guidò gli dei dell’Olimpo alla vittoria nella battaglia epica contro il gigante Anteo oppure Atlante figlio del titano Giapeto e Climene sostenitore della Terra. E come non menzionare Polifemo carceriere di Ulisse e il suo equipaggio nell’Odissea.

Anche la mitologia del Nord Europa descrive gli stessi elementi: una razza di giganti in guerra contro gli dei. Sono stati denominati Jotun, anche se di dimensioni diverse rispetto ai giganti descritti in altre tradizioni. Una leggenda narra che il genere umano abbia avuto origine da Ymir, un gigante di enormi dimensioni, un’altra che esisteva un popolo di giganti impegnati a sconfiggere gli dei nella battaglia finale del Ragnarok. La maggior parte dei giganti descritti nelle leggende norrene è di varietà mostruosa e temibile.

Ymir (chiamato anche Aurgelmir tra gli stessi giganti) è stato il primo gigante del ghiaccio.

Razze di giganti appaiono in molte altre tradizioni, comprese quelle dei nativi americani le quali spesso parlavano di una razza di giganti “dai capelli rossi”. Una di queste leggende comprende quella della tribù Paiute che era predominante nella zona sud ovest di Arizona, Nevada e Utah. La leggenda narra che i giganti (noti anche come ”Si-Te-Cah“) esistevano prima che la tribù cominciasse a popolare la zona. Si-Te-Cah significa “mangiatori di Tule“, una pianta che cresce sott’acqua. Si narra che questi giganti fossero di 12 metri di statura, con i capelli fiammeggianti rosso brillante, e sono generalmente descritti come minacciosi.

Il gigante Si-Te-Cah delle leggende native americane.

Si dice che tutte le tribù della zona lottassero insieme contro questi giganti e li avessero inseguiti in una grotta. I giganti rifiutarono di abbandonare la grotta, al punto che i Paiute ed altre tribù decisero di dare la grotta alle fiamme. La grotta crollò durante un terremoto e restò sigillata. È interessante notare che, nei primi anni del 1920, nei pressi della grotta, vennero scoperti alcuni resti fossili. Tra questi fossili sono stati trovati resti umani ben conservati, appartenenti ad un maschio ed una femmina. La femmina era alta più di 6 metri ed il maschio era più di 8 metri. Unitamente alla scoperta degli scheletri, sono stati trovati molti altri reperti tra cui un calendario circolare che riportava il numero di giorni e settimane per un intero anno. 

Una rarissima foto del ritrovamento dei reperti nella grotta.

Verso la fine degli anni ’50 alcuni scavi condotti sulle rive dell’Eufrate portarono alla scoperta d’una vera e propria necropoli per giganti: sebbene buona parte dei resti venne trafugata – come è avvenuto anche in altre occasioni – il Mt. Blanco Fossil Museum in Texas riuscì a conservare la riproduzione d’un femore e tutt’oggi espone ai visitatori questo particolare reperto.

Scheletro di gigante ritrovato nel Winsconsin nel 1912

Le citazioni leggendarie potrebbero essere innumerevoli poiché in molti racconti antichi del pianeta è possibile trovare riferimenti a uomini straordinariamente alti e spesso portatori di cultura e civilizzazione. Viene da chiederci se si tratti di ricordi mitizzati di grandi personalità, di formidabili guerrieri del passato che venivano rappresentati con proporzioni gerarchiche al fine di renderli ancora più magnificenti aumentandone le dimensioni, o siamo di fronte alle memorie di eventi reali, avvenuti in epoche remote? È possibile che il nostro pianeta sia stato abitato da una razza di umani dalle dimensioni eccezionali. Perché i giganti?

La paleoantropologia non si è mai dimostrata particolarmente aperta nei confronti dell’idea di una razza estinta di giganti. La ricerca non è facile a causa di tutte le informazioni frammentarie e poco verificabili. Una cosa è certa, sappiamo dagli studi della paleontologia che la Natura, in varie epoche, ha esplorato diverse volte il gigantismo animale in varie forme, prima con i dinosauri e successivamente con animali ancora presenti sul nostro pianeta, come l’elefante, l’ippopotamo, la giraffa o la balenottera azzurra. Per rispondere perciò alla domanda bisogna quindi cercare tracce di ritrovamenti fossili che possano suggerire l’esistenza di una antica specie di ominidi giganti.

Ma ci sono scoperte, che per motivi non del tutto chiari, vengono archiviate nel dimenticatoio del sapere umano. Eppure, si tratta di ritrovamenti che potrebbero far luce sul passato remoto dell’umanità, ancora così avvolto nella nebbia e con non poche contraddizioni cronologiche. Uno tra i primi ritrovamenti documentati e riconosciuti fu quello di Castelnau-le-Lez, in Francia, nel 1890. Pubblicati i risultati sulla rivista “La Nature“, gli scienziati riuscirono a datare le ossa all’era Neolitica (12.000 anni fa), stabilendo allo stesso tempo l’altezza dello scheletro in 3,50 metri.

L'osso di Castelnau-le-Lez confrontato con un equivalente "umano"

Solo 4 anni più tardi, a Montpellier, furono trovati ulteriori resti la cui altezza superava i 3 metri. Interessante notare nel periodo che spazia dal 1886 al 1909 la grande quantità d’articoli di giornale intenti a riportare notizie su ritrovamenti anomali ed ossa sproporzionate. Un trafiletto del Mansfield Daily Shield, datato 1904, riporta il ritrovamento d’uno scheletro il cui cranio “è 6 volte più grande di quello d’un caucasico“. Tra il 1922 ed il 1929 gli scavi archeologici diretti dal Prof. Ralph Gldiden nel suolo americano hanno portato alla luce numerosi scheletri alti più di 2,20 metri appartenenti a nativi americani, alterando di molto la concezione sui primitivi americani sino ad allora consolidata in ambiti accademici. James Vieira, un ricercatore indipendente, per quasi vent’anni, e prima dell’avvento di internet, ha raccolto migliaia di riferimenti giornalistici sui ritrovamenti dei giganti, scavando negli archivi del New York Times, dello Smithsonian Ethnology Reports, dell’American Antiquarian, e dello Scientific American, scoprendo che buona parte di queste scoperte è praticamente nascosta al grande pubblico. Tra le scoperte notevoli di Vieira, vi è una foto scovata negli archivi dello Smithsonian Ethnology Reports, scattata durante una lezione del Prof. McGee, nel quale si vede uno scheletro gigante dalla statura di circa due metri e ottanta, poi venduto alla Smithsonian Institute per la cifra di 500$. Lo scheletro apparterebbe alla cosiddetta cultura dei Mounds Builders (letteralmente costruttori di tumuli), un’antica popolazione del Nord America vissuta circa 5.000 anni fa, in un periodo precedente alla storia dell’Antico Egitto e di tutte le sue dinastie. Secondo i teorici della cospirazione, la Smithsonian Institution acquistò lo scheletro con la volontà di sottrarlo alla conoscenza dell’opinione pubblica, insomma un gigantesco coverup architettato al fine di non “scalfire” la teoria dell’evoluzione: non sarebbe difatti possibile per il darwinismo spiegare un così grande numero di giganti ricorrendo come si fa talvolta, all’anomala condizione del gigantismo.

Lo Smithsonian Institution avrebbe fatto sparire molte prove di una diversa linea evolutiva umana.

Vi è inoltre la problematica della quantità: non siamo ad oggi certi riguardo il numero preciso di giganti che vagavano sulla terra e le Sacre Scritture ci suggeriscono d’immaginarci un numero relativamente esiguo. Da questo numero esiguo non ci si può di certo aspettare una grande quantità di reperti archeologici. Se consideriamo in aggiunta la distanza temporale, le possibilità diminuiscono ancor di più. Recentemente è stata scoperta una nuova razza di ominidi, i Denisoviani i cui resti sono stati repertati nel 2010 in Siberia e successivamente in Cina al confine con il Tibet. Datati tra i 70.000 e i 40.000 anni fa, hanno sicuramente condiviso il pianeta per una buona parte del Paleolitico, con la nostra specie e con i Neanderthal.

Il gigantismo, oggi, è una rara condizione patologica scaturita da una ipersecrezione dell’ormone Somatotropo, l’ormone della crescita, durante l’età dello sviluppo, prima della pubertà. La maggior parte delle volte è provocato da tumori benigni all’ipofisi, la ghiandola responsabile della produzione di questo ormone. La produzione di tale ormone si stabilizza, normalmente, con la comparsa degli ormoni sessuali, che catalizzano la saldatura delle placche epifisarie, cioè quelle regioni delle ossa che permettono l’accrescimento durante lo sviluppo.

Caratteristica principale del gigantismo è il mantenimento delle proporzioni corporee. Quando invece l’ipersecrezione dell’ormone della crescita avviene dopo la pubertà, le proporzioni corporee non sono rispettate e in questo caso il gigantismo prende il nome di Acromegalia, cioè crescita delle estremità, che oltre a causare un aumento non proporzionale della statura, porta anche ad una progressiva deformazione delle parti distali delle ossa, essendo impossibile ogni ulteriore incremento in lunghezza. Si sviluppano così lineamenti singolari, ingrossamento delle mani e dei piedi, delle arcate sopraorbitali e della mandibola, accompagnate da gravi problemi cardiocircolatori e scheletrici. Conoscendo queste poche nozioni è perciò facilmente comprensibile che i giganti delle leggende, descritti come temibili guerrieri o mostri dalla forza prodigiosa, non potevano essere uomini affetti da questa patologia.

Charles Byrne (1761–1783) o “The Irish Giant”, era un uomo considerato una curiosità o un mostro a Londra negli anni ’80 del Settecento a causa della sua grande statura. L’altezza esatta di Byrne è incerta. Alcuni resoconti si riferiscono a lui come alto 2,49 ma le prove scheletriche lo collocano a poco più di 2,31 m. Lo scheletro del Byrne è esposto al Royal College of Surgeons of England a Londra.

Le domande poste all’inizio dell’articolo continuano ad imporsi nella nostra mente, oggi ancora di più…

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2 comments

Elena 16 Febbraio 2022 - 20:39

Bellissimo articolo, molto interessante.
Ho spesso sentito parlare di giganti ma mai in modo così esteso e dettagliato.
Al termine dell’articolo si menziona il fatto che anche in Italia ci sarebbero indizi della loro presenza, è possibile sapere dove ?
Grazie.

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ArcheoWorld 16 Febbraio 2022 - 21:14

L’articolo si compone di informazioni su testi sacri, miti, tradizioni, ritrovamenti e reperti “verificabili”. In rete si trovano molte altre notizie ma, per lo più, di fonte anonima se non veri e propri falsi corredati da immagini elaborate digitalmente. I riferimenti all’Italia – nella fattispecie le due foto si riferiscono a Segni e Alatri – sono da intendersi in tutte le opere poligonali “ciclopiche” che si trovano principalmente in Toscana, Umbria e Lazio.

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