Un disco dal design futuristico sfida le competenze egizie di 5000 anni fa

by ArcheoWorld
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Nel vecchio Museo Egiziano del Cairo, in una sala molto prossima alla Sala delle Mummie, era presente una bassa vetrina malamente illuminata da vecchi neon i cui riflessi sul vetro confondevano alla vista dei visitatori un oggetto solitario, etichettato come “contenitore per incenso”, simile ad una ruota o disco di pietra con un diametro di circa 61 cm, con un foro al centro di circa 10,6 cm.

Il manufatto, richiama molto alla mente un volante o un volano di un macchinario, ha una serie di “lobi” curvi che assomigliano all’elica di una barca, e il foro centrale sembrerebbe destinato ad ospitare un asse o qualche altro oggetto sconosciuto. Oltre alla forma insolita l’altra cosa curiosa è il materiale scelto dai produttori ignoti per realizzare l’oggetto: lo scisto che, nella moderna petrografia, indica una roccia metamorfica a grana medio-grossa caratterizzata da una tessitura scistosa abbastanza marcata, cioè tendente a sfaldarsi facilmente in lastre sottili, cosa che metterebbe in crisi molti artigiani contemporanei.

Lo scisto, un minerale di difficile lavorazione

Ipotesi sulle fasi di realizzazione del manufatto

Quel che è certo, e più sorprendente, è che l’oggetto è comparso abbastanza presto nella storia egizia, indicando un’abilità molto sofisticata nel modellare oggetti in pietra di tale complessità.

Gli utensili in rame disponibili al tempo della realizzazione del disco (secondo l'egittologia ufficiale)

La sua scoperta la dobbiamo all’archeologo britannico Brian Walter Emery, uno degli egittologhi più importanti del Secolo XX, autore di un classico dell’egittologia, “Egitto Arcaico”, edito nel 1961 in cui espone dopo molti anni, una chiara lettura bibliografica per lo studio e comprensione delle origini dell’Antica Civiltà Egiziana.

L'egittologo Brian Walter Emery (Liverpool, 2 luglio 1902 – Londra, 11 marzo 1971)

Nel 1936, nel corso di una campagna di scavi nella zona archeologica di Saqqara, Emery fu autore della scoperta della Tomba del Principe Sabu, figlio del faraone Adjuib, quinto sovrano della I Dinastia dell’antico Egitto, chiamato ‘Stella della Famiglia di Horus’ (3.000 a.C.). La tomba, conosciuta anche come “Mastaba di Sabu”, si trova alle porte del Delta del Nilo, a circa 1,7 km a nord della piramide a gradoni di Djoser.

L'area archeologica di Saqqara con, evidenziata, la posizione della tomba del Principe Sabu

La camera sepolcrale non aveva scale e conteneva, oltre al corpo, vasi di terracotta e pietra, coltelli di selce, frecce, e alcuni strumenti di rame. Tra gli utensili del corredo funerario che furono estratti, Emery notò un oggetto che definì inizialmente nella sua relazione “Le Grandi Tombe dell’I Dinastia “come: “un recipiente con forma di scodella di scisto“.

Anni più tardi, nella sua opera citata in precedenza, “Egitto Arcaico”, commentò e riassunse perfettamente la realtà e la situazione di questo “scomodo” oggetto: “non si è ottenuto nessuna spiegazione soddisfacente sul curioso design di questo oggetto“. Alla luce di questo il mistero si infittisce ancora se si considera il fatto ben documentato che l’introduzione della ruota in Egitto non si è verificata fino al 1640 a.C., anno in cui ci fu l’invasione del gruppo asiatico conosciuto come Hykos, intorno alla fine del Medio Regno.

La spiegazione ufficiale dell’egittologia riguardo alla funzione del disco, sentendosi in dovere di offrire un parere “realistico”, è quella di un piedistallo di un candelabro o un portaincenso. Quest’ultima spiegazione fu sostenuta da William Kay, ingegnere inglese convinto che il disco non fosse altro che una lampada a olio trifilo ritualistica: un sistema di stoppini comprendente sei fasci di corda, legati insieme, venivano tenuti in posizione dai lobi e mantenuti così immersi nell’olio. Se le estremità dei quattro fasci venivano separate sufficientemente, allora potevano essere ottenute dodici fiamme distinte invece di tre. I numeri 3 e 12 sono riconosciuti come aventi significato simbolico per gli antichi egiziani.

Ipotesi della lampada a olio trifilo ritualistica

Il concetto di Kay sembra del tutto ragionevole, soprattutto alla luce di una lampada a olio con queste caratteristiche rinvenuta a Deir el Medina ed esposta nel Museo del Cairo. Nonostante tutto l’indubbio design futuristico dell’oggetto continua a confondere tutti coloro che l’hanno visto. Infatti, una spiegazione soddisfacente non è stata ancora fornita. Quindi, la domanda che ci si pone è: se il Disco di Scisto non è una ruota, nè un portaincenso, allora cos’è? E come ha potuto una cultura dotata solo di scalpelli di rame lavorare un materiale tanto delicato ad un livello così alto di complessità?

E poi, perchè non realizzare un semplice sostegno invece di uno così complesso? E perchè non ne sono stati trovati altri? Fra gli esperti non manca chi si avventura in ipotesi più “al limite”, ipotizzando la possibilità che ci troviamo di fronte ad un qualche tipo di tecnologia antica sconosciuta piuttosto avanzata. L’egittologo Cyril Aldred è giunto alla conclusione che l’oggetto possa essere la copia di un manufatto metallico molto più antico, a memoria di un qualche evento remoto che aveva particolarmente impressionato i suoi artefici.

Recentemente, alcuni ingegneri e ricercatori indipendenti, mossi dal misterioso design del disco, hanno tentato di tracciare una propria strada per la soluzione relativa al suo utilizzo.

Fra questi c’è chi lo ipotizza come uno degli elementi componenti i livelli della torre Zed, chi ne prospetta l’utilizzo quale strumento rotante per la generazione di elettricità statica, altri come facente parte integrante di un sistema di raffreddamento per qualche sorta di meccanismo. Sia come sia, questo oggetto continua a costituire uno dei più grandi e sconcertanti misteri dell’antico Egitto, fornendo argomenti a tutti coloro che si rifiutano di credere che un tale manufatto tecnologicamente avanzato sia stato concepito dagli egizi senza un aiuto “esterno”.

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2 comments

Daniela Cavatorta 22 Ottobre 2021 - 9:04

In effetti stimola molto la curiosità!
Ma da quando questo oggetto è presente al Museo Egizio del Cairo? Perché in effetti anche io non l’ho notato a suo tempo quando li visitai…che distrazione!!!

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ArcheoWorld 22 Ottobre 2021 - 16:07

Lo si notava male, non conoscendo esattamente la sala e la bacheca in cui era esposto. Adesso non so che fine abbia fatto con l’allestimento del nuovo Grande Museo Egizio a Giza. Sicuramente è uno dei manufatti più interessanti e discutibili.

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