Arkaim e l’origine degli Ariani

by ArcheoWorld
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La cittadella, chiamata Arkaim (Ar-ka significa cielo e Im significa Terra), Аркаим in russo, è situata nella steppa degli Urali meridionali, nella regione di Chelyabinsk, ai confini col Kazakstan. Questo insediamento si trova su un promontorio elevato, formato dalla confluenza di due fiumi Utyaganka e Bolshaya Karaganka, a 150 km da Magnitogorsk, a più di 500 km da Ufa e a 680 km da Ekaterinburg.

Il sito venne scoperto nel 1987 da un team di scienziati di Chelyabinsk che stavano pianificando la realizzazione di un lago artificiale proprio in quell’area. I primi scavi furono diretti dall’archeologo russo Gennadii Borisovich Zdanovic, ma inizialmente i ritrovamenti furono praticamente ignorati dalle autorità sovietiche poi l’attenzione sull’area crebbe dopo ulteriori scavi.

Il sito viene generalmente datato al XVII secolo a.C. anche se sono state proposte datazioni antecedenti, fino al 2000 a.C. e attribuito alla cultura di Sintashta-Petrovka che da molti archeologi è ritenuta una fase della migrazione verso est di popoli dalla cultura Corded Ware considerata come l’origine delle lingue indo-iraniane e una forte candidata per l’origine della tecnologia che si diffuse in tutto il Vecchio Mondo svolgendo un ruolo importante nella guerra antica. Gli insediamenti di Sintashta sono notevoli anche per l’intensità dell’estrazione del rame e della metallurgia del bronzo che vi si svolse, cosa insolita per una cultura della steppa. Tra le caratteristiche principali della cultura Sintashta vi sono alti livelli di militarismo e vasti insediamenti fortificati, di cui 23 sono noti.

Uno degli insediamenti più importanti è proprio Arkaim fortezza protetta da due mura circolari, con al centro una piazza circolare circondata da due file di abitazioni poste ad anello e separate da una strada, la fila interna contava 27 abitazioni mentre la fila più esterna 39 o 40 che, è stato stimato, ospitavano una popolazione calcolata fra i 1500 e i 2500 individui. L’insediamento copriva un’area di 20.000 metri quadrati. Attorno alle mura di Arkaim vi erano campi arabili irrigati tramite un sistema di canali.

Planimetria di Arkaim

Oltre alle strade e alle antiche rovine, gli scienziati hanno scoperto anche i resti del sistema idrico, forni metallurgici e miniere. Il sito inoltre, è ritenuto una fonte di avvenimenti anomali e misteriosi. Si dice essere la zona più enigmatica all’interno del territorio russo e, come per molte altre scoperte archeologiche, numerose e contrastanti sono le interpretazioni avanzate. Vale la pena ricordare che Arkaim è stato edificato con quattro ingressi rigorosamente orientati verso i punti cardinali. È stato accuratamente costruito in base ad un progetto avente un alto livello di precisione. Tutte le circonferenze hanno un unico centro dove vanno ad incontrarsi tutte le semirette, nella piazza centrale, che è quadrata.

Fin dalla prima osservazione è apparso chiaro come quel disegno ricordasse un mandala. I mandala sono figure geometriche che, nella tradizione induista dei Veda, raffigurano il cosmo e il suo equilibrio. La struttura della cittadella di Arkaim non era casuale. Oltre a questo chiaro impianto strutturale, le strade sono anche disposte in modo da formare una svastica.

Al di là del macabro significato che questo simbolo ha assunto in tempi più recenti, la svastica raffigura il movimento del sole e ha sempre avuto un chiaro connotato religioso. In una parola, gli studiosi hanno fin da subito avuto chiaro che il centro nevralgico dell’insediamento di Arkaim era un luogo di culto. Stupì fin da subito la grande raffinatezza di costruzioni e infrastrutture, quasi incredibile per una popolazione dell’età del Bronzo. La cittadella è circondata da un sistema di canali di scolo e fognature. Le mura sono costruite con mattoni di argilla rifiniti in legno e sono alte fino a cinque metri.

Particolari architettonici e di vita all’interno del sito di Arkaim

Questi particolari architettonici ne hanno fatto oggetto di grande interesse anche da parte degli archeo-astronomi che non hanno alcuna remora nell’associare Arkaim alla famosa Stonehenge. È noto che il sito inglese fu costruito per l’osservazione di fenomeni astronomici grazie a 22 elementi monolitici, mentre Arkaim, a detta di alcuni, svolgerebbe lo stesso compito sfruttando ben 30 elementi (setti murari). Da questo punto di vista, sembrerebbe che Arkaim sia un osservatorio astronomico migliore rispetto al suo omologo inglese cosa che gli è valso il titolo di “Stonehenge degli Urali”. Secondo gli studi condotti dall’archeologo Konstantin Bystrushkin, Arkaim presenta indizi del calcolo di ben 18 eventi astronomici, questi comprendono tramonti e albe nei giorni di equinozio e solstizio, tramonti e albe nelle fasi lunari. Per ottenere la stessa precisione, afferma l’archeologo, bisognerà attendere il lavoro di Almagesto di Grecia 2000 anni dopo.

Una struttura "di calcolo" di Arkaim

Ma chi ha progettato tutto questo? Chi erano i costruttori? La particolare area archeologica dei Monti Urali si può definire come l’ombelico di tutti i popoli indoeuropei. Ma quali sono le origini delle popolazioni indoeuropee e cosa le spinse alla migrazione?

Diverse teorie si confrontano su queste tematiche, e spesso la verità sta nel mezzo. La studiosa lituana Marija Gimbutas, identifica gli Indoeuropei con una cultura guerriera dell’età del bronzo. Sempre secondo la studiosa lituana queste antiche popolazioni migrando dalle loro regioni d’origine (alle pendici degli Urali), si sarebbero sovrapposte (dall’Europa occidentale all’India) alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come élite guerriere tecnicamente più avanzate (detentrici della metallurgia del rame e del bronzo), imponendo in gran parte alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione. Una teoria innovativa circa l’origine degli Indoeuropei è la Teoria della continuità sviluppata dal glottologo Mario Alinei, a partire dagli anni ’90, in base alla quale l’indoeuropeo sarebbe la lingua delle tribù di homo sapiens pervenute in Europa dall’Asia alla fine del paleolitico superiore. La teoria sostiene che gli indoeuropei potrebbero essere semplicemente le genti autoctone dell’Europa, stanziate nel vecchio continente fin dal 40.000 a.C., l’epoca della prima occupazione da parte dell’uomo moderno.

Gli Indoeuropei, in seguito a continui spostamenti e migrazioni, si diffusero in vari territori e di conseguenza si diversificarono sia per quel che riguarda i costumi sia per la lingua. Nacquero cioè gruppi diversi che però avevano tutti un’identica origine. Così, dall’indoeuropeo sono derivate quasi tutte le lingue attualmente parlate in Europa e molte altre diffuse a oriente, verso l’India, come l’iraniano e le lingue indiane moderne. Ma in effetti è proprio in Europa che le lingue indoeuropee si sono maggiormente diffuse. Infatti il latino (e di conseguenza le lingue che ne derivano: italiano, francese, spagnolo, portoghese), le lingue slave (quali russo, polacco, ceco), quelle germaniche (tedesco, inglese, danese, norvegese, svedese), quelle celtiche (irlandese, gaelico, gallese, bretone), quelle baltiche (lituano, lettone) l’albanese e il greco hanno la loro origine nell’indoeuropeo comune.

Resti fisici del popolo di Arkaim hanno rivelato che erano caucasoidi con teschi dolicocefalici sottoscrivibili all’aplogruppo R1a, J1c1b1a, R1a1a1b e J2b1a2a. Lo studio ha trovato una stretta relazione genetica autosomica tra i popoli della cultura Corded Ware e della cultura Sintashta, che “suggerisce fonti genetiche simili dei due” e potrebbe implicare che il Sintashta derivi direttamente da una migrazione verso est dell’etnia Ariana da cui le persone di Sintashta erano ritenute “geneticamente quasi indistinguibili“.

A tale proposito esiste una versione non ufficiale secondo la quale Adolf Hitler era a conoscenza dell’esistenza dell’antica città di Arkaim investigata da alcune occulte ricerche della Ahnenerbe (Eredità Ancestrale), fondata da Heinrich Himmler, che riteneva questo insediamento eretto dagli antichi Ariani, considerati gli antenati degli indoeuropei.

L’ossessione nazista per la razza Ariana considerava i dettagli anatomici

L’indottrinamento sulla razza Ariana era materia di studio

Fin qui, quello che sappiamo (o crediamo di sapere). Ci sono però poi parecchie pagine bianche nella storia dell’insediamento. Non si può datare con certezza, e quindi non sappiamo esattamente quando, o da chi, venne costruito. Sappiamo che fu abbandonato a seguito di un grande incendio che lo devastò, per quanto le costruzioni fossero fatte con materiali ignifughi. Si ipotizza una guerra, una battaglia: ma nelle sepolture non c’è traccia di morti in modo violento. Però è stato trovato uno scheletro che presenta il cranio allungato, usanza diffusa un pò in tutto il globo in tempi antichi (ma per la quale non sappiamo dare una spiegazione certa). Ci sono molte sepolture di cavalli, e questo è tipico anche delle altre tribù della zona. Non si sa che fine abbia fatto la gente che viveva ad Arkaim.

C’è poi l’insieme di storie che raccontano i visitatori di Arkaim, che è diventato un luogo di pellegrinaggio e il centro di un vero e proprio culto malvisto dalla Chiesa Ortodossa. Pare che nella zona non siano rari fenomeni inspiegabili: luci nel cielo, nebbie improvvise, suoni disturbanti. E poi sono state sperimentate delle anomalie magnetiche. Di tutto questo, però, non c’è alcuna prova. C’è solo un’antica leggenda che parla dei visitatori scesi dal cielo. In questo racconto, la piazza centrale della cittadella è il luogo in cui atterrano e da cui ripartono. L’evidenza è che Arkaim è un sito antico, che testimonia (come molti altri siti) l’esistenza di una civiltà molto più avanzata di quello che abbiamo sempre sospettato per le epoche antiche. Arkaim riprende una struttura circolare che ricorre in molti altri siti antichi, non solo Stonehenge. Arkaim racconta un’altra storia tutta da scrivere ancora. Molti indizi ci fanno pensare ad un remoto retaggio atlantideo: i cerchi concentrici, l’amore per i cavalli, la presenza di un fossato intorno alla cittadella. Il mistero più grande è l’incendio che ha distrutto la civiltà che fioriva qui, facendola spostare altrove.

Ricostruzione grafica di Arkaim

Arkaim non è l’unico insediamento abbandonato in circostanze difficili da spiegare, come Mohenjo Daro. Arkaim, secondo la storica anglosassone Bettany Hughes, potrebbe rivaleggiare con la Grecia degli Dei e degli Eroi. Quale che sia la spiegazione che un giorno daremo alla cittadella di Arkaim, non può non stupirci il fatto che uomini preistorici, secoli o forse millenni fa, per costruire un loro insediamento intesero dargli la forma dell’Universo. Se Arkaim è stata salvata dal tempo, forse è per insegnarci qualcosa. Probabilmente vale la pena di scavare un pò più a fondo. Numerosi siti devono ancora essere esplorati e analizzati, moltissime altre pagine della storia sono ancora da scoprire.

Museo di Arkaim, meta turistica e di pellegrinaggio

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