La fortezza megalitica di Arwad

by ArcheoWorld
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L'isola di Arwad nel contesto storico fenicio

Arwad compare per la prima volta nella storia documentata nel XV secolo a.C., quando la flotta navale del faraone egiziano Thutmose III prese il controllo dell’isola. Il più grande conquistatore dell’Egitto sottomise Arwad nel 1472 a.C., durante la sua quinta campagna nel nord della Siria. Sulle pareti del tempio di Amon-Ra a Karnak, il faraone elencò la conquista in un resoconto geroglifico che rimane leggibile ancora oggi.

Arwad era un importante porto marittimo e centro commerciale lungo la rotta tra l’Egitto a sud e il porto amorreo di Ugarit lungo la costa, vicino al moderno confine siriano con la Turchia. Questa fu un’era di conflitti tra piccoli regni e le tavolette di argilla note come Lettere di Amarna che registrano i rapporti dell’Egitto con le potenze vicine contengono almeno cinque riferimenti a “uomini di Arvad” come mercenari navali le cui navi avevano bloccato i porti attraverso il Levante occidentale, tra cui Sumuru, Byblos e Tiro.

Un paio di secoli dopo, nel XII secolo a.C., ci fu un periodo di caos e disordini poiché la regione fu teatro di invasori di origine ancora sconosciuta chiamati “Popoli del Mare“. Le maggiori potenze, inclusi i Micenei e gli Ittiti, subirono il collasso. Dalle ceneri e dal tumulto emersero nuove potenze, compresi i cananei costieri conosciuti dai greci come “Fenici“: abili marinai e astuti mercanti così chiamati per il loro commercio di fenice, la porpora reale di Tiro, ambita dalle élite attente alla moda in tutto il Mediterraneo, la cui fonte segreta erano le lumache di mare Murex. I Fenici si organizzarono in confederazioni e usarono le loro abilità marinaresche per dominare il commercio fino alle propaggini occidentali del Mediterraneo, al Marocco e all’Iberia.

Le loro quattro principali città-stato erano Tiro, Sidone, Byblos e Arwad. Quest’ultima era la più settentrionale ed era l’unica orientata culturalmente ed economicamente verso la Siria settentrionale. Durante questo periodo, Arwad esercitò il controllo sugli insediamenti sulla terraferma di fronte all’isola. La colonia più vicina era conosciuta come Antarados, da cui deriva il nome moderno Tartus. Arwad fondò, controllò e infine assorbì la città costiera fenicia di Amrit a circa sei chilometri a sud di Tartus.

L'isola di Arwad in una rara fotografia aerea di inizio '900

Fisicamente, Arwad è una lastra di roccia bassa e sterile, priva di seminativi, sorgenti naturali o qualsiasi altra risorsa idrica, lunga circa 800 metri da nord-ovest a sud-est e larga circa 500 metri con una superficie di circa 20 ettari.

La sua popolazione varia tra 5.000 e 10.000 a seconda della stagione, densamente alloggiati su edifici a più piani che diedero origine al suo soprannome di “città a cinque piani“. Vicino al centro dell’isola sporge la Cittadella di Arwad, una fortezza rettangolare eretta nel XIII secolo ma ora in gran parte ottomana, sebbene mantenga caratteristiche mamelucche e crociate. Duemila anni prima della posa delle prime pietre, su questo sito sorgeva il palazzo dei re fenici.

Sul lato orientale, rivolto verso la terraferma, un castello arabo ayyubide più piccolo e quadrato, risalente alla fine del XII secolo, domina le due aree portuali naturali ora occupate da pescherecci, yacht e traghetti che fanno la spola da e per la terraferma. L’isola un tempo era protetta anche da una megalitica cinta muraria esterna fatta di giganteschi blocchi di pietra.

Come lo storico Lawrence Conrad descrisse le rovine megalitiche:

“in epoca bizantina le grandi mura che circondavano l’isola su tutta la circonferenza, tranne il lato del porto, erano alte almeno 10 metri in alcuni punti ed erano costruite con enormi blocchi lunghi fino a 6 metri e alti 2 metri”

Le mura, secondo Conrad, risalivano almeno all’era seleucide successiva ad Alessandro Magno, e probabilmente anche all’era fenicia precedente. Gran parte di questa struttura protettiva fu rasa al suolo dopo la conquista araba nel 650 d.C.; altre parti delle mura furono abbattute dopo l’espulsione mamelucca dei Cavalieri Templari nell’autunno del 1302. Solo pochi segmenti della grande muraglia sopravvivono e torreggiano drammaticamente vicino al bordo dell’acqua, reliquie di un’impresa ingegneristica apparentemente impossibile e che ricorda molto le imponenti rovine di Byblos e Baalbek situate geograficamente nella stessa regione.

È molto probabile che i costruttori dell’imponente cinta muraria di Arwad siano gli ingegneri e le maestranze di quello stesso popolo che realizzò le imponenti strutture citate e che resta, ad oggi, ancora avvolto nel mistero.

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