Gli aerei d’oro dei Tayron Quimbaya

by ArcheoWorld
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La civiltà Quimbaya era una cultura precolombiana della Colombia, nota per i lussuosi lavori di oreficeria. Avevano sviluppato sistemi di metallurgia per combinare il rame con l’oro che non era abbondante nella loro regione. Questa combinazione di oro e rame, chiamata “tumbaga“, non toglierebbe nulla all’attrattiva, alla luminosità e alla durata dei suoi magnifici pezzi creando una vivacità spettacolare. Questa oreficeria è una delle più importanti in America data la squisita bellezza dei pezzi espressa da metodi metallurgici molto ben sviluppati. I Quimbaya abitavano le aree corrispondenti ai moderni dipartimenti di Quindío, Caldas e Risaralda in Colombia, intorno alla valle del fiume Cauca.

La valle del fiume Cauca, zona del ritrovamento

Non ci sono dati chiari su quando si sono inizialmente stabiliti; l’attuale ipotesi migliore è intorno al I secolo a.C. Il nome “quimbaya” è diventato un termine generico tradizionale per riferirsi a molte delle produzioni e degli oggetti rinvenuti in quest’area geografica, anche se non appartengono rigorosamente allo stesso gruppo etnico e provengono da epoche diverse. Il popolo Quimbaya raggiunse il suo apice durante il periodo compreso tra il IV e il VII secolo d.C. noto come Il classico di Quimbaya, periodo in cui venne data particolare importanza alle pratiche funerarie, e le costruzioni delle tombe di Quimbaya lo testimoniano poiché, in verità, furono realizzate un’enorme varietà di tombe diverse secondo le specifiche di ogni funerale. Nelle tombe seppellivano anche la maggior parte degli oggetti d’oro precolombiani, elementi personali dei defunti e alcuni altri elementi sacri. Credevano che tutti i corpi sarebbero risorti.

Una delle etnie che compongono la civiltà Quimbaya, i Tayron, sono diventati noti per le loro bizzarre e discusse realizzazioni artistiche in oro. Negli anni a cavallo fra il IX e il XX secolo (alcuni pensano al 1890), nessuno lo sa con certezza, in una loro sepoltura, furono rinvenuti nel corredo funebre un centinaio di piccole statuette che raffiguravano animali come: insetti, pesci, uccelli, lucertole, pipistrelli, rane e gatti. Gli oggetti d’oro facenti parte della “scoperta” fatta da tombaroli senza nome per qualche tempo vagarono tra le occulte pieghe del mercato nero, prima di approdare nelle mani e nella collezione privata di Carlos Holguín, l’allora Presidente della Repubblica della Colombia, che ne donò una parte a María Cristina, regina di Spagna, ponendo le basi per una disputa legale che continua tutt’ora.

È pur vero che allora, semplicemente non esistevano le basi per considerare un qualcosa come parte del patrimonio tangibile di un popolo, e quindi del tutto inaccessibile ai collezionisti privati. Così una parte del tesoro fu successivamente acquistata per vie traverse dal Banco della Repubblica di Colombia, per essere infine esposta presso il museo dell’oro di Bogotà. Ed è lì che tutt’ora si trova il più curioso di questi oggetti, assieme ai suoi simili, una “creatura” dalla forma marcatamente aerodinamica, che non si capisce bene cosa voglia effettivamente raffigurare. Ali a delta rigide nell’aspetto, che si trovano in corrispondenza della parte bassa del corpo. Una casistica inaudita nel regno animale. E una forma dell’addome che potremmo definire a tubo, esattamente come una fusoliera. Per non parlare della coda che si erge nella parte posteriore, più simile al timone di un aeromobile che a qualsiasi altra cosa prodotta dalla natura. Con la possibile esclusione di un pesce volante, che deve usarla anche per spostarsi sott’acqua.

Il più controverso dei monili Quimbaya

Di oggetti con simili caratteristiche ce ne sono circa una ventina che vanno ancora oltre, integrando elementi affini all’ambito dell’aviazione con teste di coccodrillo, pesce o altre creature. Finora nessuno è riuscito ad associare alcun animale reale alle rappresentazioni di queste decorazioni fatta eccezione per una delle più famose figure che assomiglia, forse, ad un pesce gatto a bocca ventosa, pesce molto comune per il popolo Quimbaya, infatti è visibile la testa arrotondata, gli occhi grandi, le piccole sporgenze sulla parte anteriore delle pinne e anche la forma e l’aerodinamicità della figura risultano molto simili a questa specie.

Certo, nonostante molte caratteristiche dei gioielli corrispondano a elementi dell’aerodinamica, alcune contraddicono questa versione. Ad esempio, le ali si trovano nel punto “sbagliato”: dovrebbero essere spostate più vicino alla punta del modello, in modo che il centro di gravità dell’aeromobile si trovi sul 25% della corda aerodinamica media. Ancora oggi, non essendo possibile identificare con certezza il modello di riferimento, gli studiosi pensano che queste decorazioni in oro rappresentino amuleti associati al culto di creature come insetti, pesci o uccelli. Dopo tutto un migliaio di anni fa i Tayron dovevano vivere a contatto con la natura più che con la tecnologia.

Altre tipologie di monili

Ingrandimenti di alcuni dettagli

Forse l’originale immagine di un animale, che era un totem delle tribù locali, è stata trasfigurata nella mitologia Tayron nell’immagine di una divinità alata. Tuttavia finora nessuno studioso è riuscito a trovare traccia dell’esistenza di un culto associato a insetti, pesci o uccelli nella cultura Tayron.

Nel 1969 i misteriosi “aeroplani” furono esaminati da un team composto dal noto zoologo Ivan Senderson, da un impiegato del New York Air Navigation Institute, il dottor B. Poisley, dal progettista di aerei Arthur Young e dall’insegnante di aerodinamica J. Aldridge. Tutti gli esperti hanno concordato che questi oggetti sembrano più meccanici che biologici. Non solo: successive simulazioni al computer e il collaudo effettivo di copie degli “aerei” d’oro in galleria del vento hanno dimostrato come questi possedessero buone caratteristiche di volo! A comprova di questa tesi, nel 1994 tre tedeschi, Eenboom, Belting e Lübbers, decisero di creare un modello in scala del “velivolo” per sperimentare le sue capacità di volo. Il modello in scala fu battezzato “Goldflyer I“.

Anche gli spagnoli Romàn Molla, Justo Miranda e Paula Mercado ricostruirono modelli in scala di questi piccoli monili, e sottoponendoli alla galleria del vento ed a programmi di simulazioni di volo, confermando che le miniature erano perfettamente aerodinamiche ed adatte al volo.

Questi monili in oro sono amuleti e rappresentano divinità che ricordino uccelli o animali con cui i Tayron potevano avere familiarità, o sono piuttosto la rappresentazione di un velivolo con cui i Tayron non avrebbero potuto entrare in contatto, almeno secondo la storia ufficiale? Una risposta definitiva non esiste ancora ma un riferimento ad antichi aerei è rintracciabile anche nei miti degli Hopi, un popolo amerindo stanziato in Arizona (USA), che racconta dei “Patuwvotas”. Secondo la mitologia Hopi, dopo che un diluvio pose fine alla terza era dell’umanità:

I sopravvissuti alla seconda purificazione uscirono in superficie e diedero vita al terzo mondo. L’umanità ebbe un’altra possibilità. Seguendo la parola del Grande Spirito, gli uomini si moltiplicarono sino a formare una complessa civiltà che edificò grandi città e sviluppò una scienza complessa, ma utilizzata a fini bellici in una guerra di sopraffazione. Con i loro velivoli, chiamati “Patuwvotas”, gli uomini superavano grandi distanze e aggredivano i nemici. L’umanità aveva di nuovo abbandonato la via della pace. Allora il Grande Spirito volle punire gli uomini e diede ordine alla Donna Ragno di metter in salvo i più meritevoli su imbarcazioni impermeabili. Sulla terra si riversarono giganteschi marosi e le città ed i continenti sprofondarono nel mare. Fu così che la terza umanità fu annientata da un diluvio.

Alcuni effetti aerodinamici manifestati da aerei in volo, da misurazioni in tunnel del vento e da simulazioni software

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