La roccia delle Stelle

by ArcheoWorld
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Ci sono luoghi che riescono a suscitare interesse in chi si appassiona agli eventi del passato e agli uomini che li hanno determinati con le loro azioni. Questi luoghi riescono a meravigliare per la magnificenza architettonica, per l’importanza dell’evento vissuto, per il mistero che rimane dei rituali celebrati o per le leggende popolari tramandate nei secoli. Spesso questi luoghi hanno nomi riconoscibili a livello planetario e sono stati oggetto di studi nei secoli passati. Ma ci sono anche luoghi meno noti, vicini, menzionati solo nei racconti di una cultura rurale, ormai quasi scomparsa, che dava più importanza a tramandare la “tradizione” che alla comprensione delle situazioni.
Uno di questi luoghi si trova nel versante lucchese dei Monti Pisani, nell’area di S. Maria del Giudice.

Monte Cotrozzi visto dal sentiero per il Moriglion del Penna

La zona, in passato, è stata oggetto d’indagini archeologiche che hanno restituito un’ascia di bronzo a margini rialzati e frammenti databili all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro, reperti vascolari etruschi e ceramiche medievali. Sono stati repertati indizi della presenza di un castellare già in epoca ligure successivamente abbattuto nel 1079 d.C circa, e di una tomba completamente svuotata da ignoti saccheggiatori.
Una zona, quindi, con una storia ben radicata e vissuta con continuità dalle genti che l’hanno animata attraverso i millenni e che ci è testimoniata anche dalle numerose rocce naturali incise da numerosi segni, di varie epoche, ancora individuabili.

Il Moriglion del Penna visto dal sentiero per Monte Cotrozzi

Alcune fra le prime segnalazioni di “strani segni” risalgono al 1970 quando un giovane studente universitario notò una piatta pietra calcarea, affiorante dal terreno e interamente incisa da fori e coppelle unite da canaletti, che formava un enigmatico reticolato. Questa roccia è sicuramente la più enigmatica dell’intero corpus delle incisioni rupestri presenti nella zona. Le sue misure sono di circa 1,50 x 2,50 mt. e presenta 42 fori e 6 coppelle. I fori hanno un diametro che varia da 1 a 2 cm. e sono profondi circa 8 cm. e sembrano realizzati con un trapano a mano a cordicella di tipo arcaico. Quasi tutti i fori sono uniti da un canaletto e formano così un bizzarro, e apparentemente casuale, reticolato. La lastra presenta anche, nella parte centrale, una fenditura, in parte naturale e in parte manualmente ampliata, indicante esattamente il Nord.

Numerose ipotesi sono state formulate riguardo la particolare realizzazione e il suo significato. La prima impressione che si ha a prima vista è di trovarsi al cospetto di un qualche tipo di rozza mappatura.
Nel 2011 due giovani appassionati ricercatori hanno effettuato dei sopralluoghi e studiato la situazione elaborando una teoria astronomica che ha come perno la Costellazione dello Scorpione, una delle più antiche “disegnate” dall’uomo. Nominata in racconti che si perdono nella notte dei tempi quando si credeva che le anime fossero accolte da una stella, all’estrema biforcazione della Via Lattea, che indirizza i guerrieri lungo il sentiero fioco e difficile, e le donne e coloro che muoiono di vecchiaia lungo il sentiero più luminoso e più facile. Le anime viaggiavano dunque verso sud e alla fine del sentiero celeste erano accolte dalla Stella degli Spiriti, e ivi dimoravano. La luminosa e rossastra stella è Antares che i Sumeri chiamavano Antarish, “colei che unisce terra e cielo, il punto di contatto tra umani e divinità, tra vita e morte”. I due ricercatori hanno fatto simulazioni con software astronomici e sono arrivati alla conclusione che il cielo rappresentato, rechi la data del solstizio d’inverno del 4000 a.C. circa. Un’ipotesi affascinante, logicamente da verificare con cura con dati sempre più precisi.

Le nuove ricerche

Nel 2014 le ricerche hanno avuto nuovo impulso dal diretto interessamento di Giancarlo Sani, grande esperto di incisioni rupestri, che si è avvalso della collaborazione tecnica di Sandro Mainardi, informatico e conoscitore di nozioni archeo-astronomiche. Il team ha avviato una campagna di studio elaborando un’altra ipotesi: la pietra specchio del cielo.
Per arrivare a determinare il risultato era prima necessario capire se i fori fossero sempre stati tali o fossero state precedentemente coppelle successivamente approfondite. Questo approccio più tecnico si rendeva di primaria importanza al fine di stabilire la metodologia di esecuzione e la risultante datazione. A tale scopo sono state contattati enti ed esperti accreditati che hanno fornito testimonianze contrastanti e non supportate da documentazione fotografica valida.
Con questo presupposto si è deciso di analizzare direttamente la struttura stessa dei fori per valutarne la tecnica e gli strumenti di esecuzione. A questo scopo è stata organizzata una spedizione che, portando il materiale necessario in loco, ha provveduto prima a ripulire sommariamente la pietra e poi ad individuare, tra i fori presenti, quello candidato per l’operazione. La metodologia messa in atto, scartata la tecnica del calco per irregolarità delle pareti interne (ci riferiamo a millimetri) che ne avrebbero ostacolato l’estrazione, si è avvalsa di strumentazione endoscopica. La decisione su quale foro operare è stata ponderata sulla base di: geometria, larghezza, profondità, occlusione. Infatti, i fori presentano perimetri irregolari, rotondi, quadrati e triangolari con spigoli molto smussati (evidenza di una realizzazione lenta e manuale), varia ed irregolare penetrazione, occlusioni, più o meno consolidate, di detriti vegetali o lapidei. Una volta individuato il foro giusto si è provveduto alla sua ripulitura usando strumenti da restauro, tamponi, acqua e aria compressa. Conseguentemente ad una perfetta asciugatura è stata introdotto il sensore endoscopico che ha reso foto e video dettagliati attualmente in fase di valutazione.

La fase successiva della ricerca si è concentrata sulla mappatura vera e propria della disposizione di fori, coppelle e canali presenti sulla roccia. Durante sopralluoghi susseguitesi a breve scadenza sono stati ripuliti, sommariamente, tutti i fori preservandoli da ricadute di materiale con della spugna idrofila inserita nelle cavità. Un ennesimo sopralluogo, a conclusione del lavoro di ripulitura svolto, ha permesso di preparare gli elementi presenti sulla roccia alla successiva digitalizzazione. Perni di legno di misura fissa sono stati inseriti nei fori e successivamente collegati con corda seguendo esattamente lo schema dei vari reticoli incisi. Sono state realizzate foto con incidenza perpendicolare rispetto al piano roccioso così da ottenere immagini prive di parallasse che sono state poi scansionate ottenendo uno schema geometrico vettoriale coerente alla realtà.

Questo è stato funzionale alla sovrapposizione, per mezzo di software dedicati, su simulazioni stellari. Lo scopo prefissato non era finalizzato all’individuazione di una data precisa ma alla corrispondenza schematica con alcune costellazioni. Su questa base, tenendo conto dell’oggettiva difficoltà nell’esecuzione e dell’irregolarità e durezza del materiale, sono state individuate due primarie corrispondenze approssimative: la costellazione Cassiopea e l’ammasso stellare delle Pleiadi. Cassiopea è una costellazione facente parte delle stelle circumpolari da sempre punti di riferimento in quanto sempre visibili tutta la notte. Le Pleiadi sono fra le stelle più luminose, a causa della loro brillantezza e vicinanza fra loro, note fin dall’antichità e rappresentate anche sul Disco di Nebra (manufatto di bronzo del 1600 a.C. trovato nell’estate del 1999 in Germania) dove sono chiaramente distinguibili dopo il Sole e la Luna. Altre corrispondenze astronomiche sono risultate debolmente probatorie.

Schema vettoriale ottenuto dalla digitalizzazione degli elementi presenti sulla roccia
Ricerca di correlazioni con le principarli costellazioni celesti

La particolarità del sito e dell’attività umana susseguitasi variegatamente nel tempo difficilmente permette una chiara risoluzione della ricerca. Elemento di conforto nel proseguire l‘impegno è sicuramente la tenacia e lo sforzo messo in atto nella realizzazione dei fori e delle incisioni, non casuali e certamente pensati ad uno scopo. Uno scopo che, forse, potrà essere svelato dalla comparazione con altri numerosi elementi presenti in zona e dalla scoperta di nuovi che forniranno ulteriori dati per la valutazione del contesto, dei suoi abitanti e delle loro credenze.

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