Po-Tolo, la misteriosa stella dei Dogon

by ArcheoWorld
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Nel cuore dell’Africa, nel Mali, a sud del grande delta interno formato dal fiume Niger, in un contesto ambientale assai affascinante vive una delle popolazioni più interessanti e misteriose al mondo: i Dogon. Non a caso nel 1989 l’Unesco li ha inseriti, insieme al loro territorio, nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Questa etnia, circa 250 mila individui, abita la vasta e arida regione di Bandiagara, un altopiano di roccia di arenaria che precipita improvvisamente sulla pianura sottostante con una scenografica falesia verticale alta diverse centinaia di metri e lunga oltre 150 chilometri.

Cartina evidenziante il territorio dell'etnia Dogon

L’origine dei Dogon è avvolta nel mistero, sappiamo soltanto che tra il XIII e XVI secolo colonizzarono questa regione inospitale, forse per sfuggire all’espansionismo islamico degli imperi medievali sorti a quell’epoca sulle sponde del Niger. Dai loro racconti sappiamo che al loro arrivo la zona era abitata dai Tellem, popolazione locale descritta come di bassa statura e pelle rossiccia, che abitavano in villaggi di roccia e di fango letteralmente abbarbicati sulla falesia, e seppellivano i loro morti nelle grotte aperte a notevole altezza in verticale assoluta. I Dogon, che continueranno ad abitare i villaggi sulla falesia, collegati tra di loro da sentieri aerei da vertigine, e ad usare le caverne naturali come necropoli sostengono che i Tellem possedessero strani poteri magici per raggiungere simili altezze.

Come i loro predecessori impararono a colonizzare le rupi verticali e a celarsi nelle grotte riuscendo a sottrarsi per secoli alle incursioni degli schiavisti, agli attacchi di altri popoli aggressivi e poi ai colonialisti francesi. Ma, soprattutto, riuscirono a conservare la loro religione animista, incentrata su una complessa cosmogonia tramandata solo oralmente e attraverso gli iniziati, e le antiche tradizioni, vivendo secondo un complesso sistema sociale ben organizzato, con un’economia di sussistenza basata su agricoltura, allevamento, caccia, artigianato e piccoli commerci di scambio con le popolazioni vicine. Grazie al loro isolamento, i Dogon rimasero sconosciuti alla cosiddetta civiltà fino al 1907 ma i loro contatti col mondo furono rimandati al 1931 quando l’etnologo francese Marcel Griaule e l’antropologa Germaine Dieterlen iniziarono a studiare le loro abitudini e gli stili di vita vivendo per lunghi periodi nei diversi villaggi fino al 1952. Questi studi fornirono una visione sorprendente di questa etnia rivelando una visione religiosa e metafisica complessa e assolutamente inimmaginabile per un popolo che viveva ancora nella protostoria.

Ma furono soprattutto le rivelazioni di un vecchio “hogon”, Ogotemmeli, un capo religioso e spirituale cieco e ottantenne, a svelare le loro incredibili conoscenze scientifiche, in particolare in campo astronomico.

Un "hogon", capo religioso e spirituale Dogon

Da queste rivelazioni, confidate a Griaule, si capisce che i Dogon sanno, ad esempio, che l’universo risulta composto da un’infinità di stelle, che la Luna è un satellite “morto e disseccato”, conoscono la rotazione della Terra attorno al proprio asse in 24 ore e l’orbita attorno al Sole di 365 giorni, sanno che i pianeti ruotano attorno al Sole, che Giove possiede 4 lune principali, che Saturno dispone di anelli concentrici e che la Via Lattea ha una struttura a spirale. Tutti fenomeni che non si possono certo osservare ad occhio nudo. Come fa questo popolo semi primitivo a possedere tali conoscenze scientifiche? Ma la rivelazione che stupì l’etnologo francese fu quando Ogotemmeli gli raccontò di “po-tolo”, tradotto “stella-cereale piccolo e denso”, ovvero Sirio B, stella invisibile ad occhio nudo facente parte del sistema stellare binario di Sirio. Questo nome le venne assegnato poiché era meno grande e luminosa di Sirio. Ciò che sorprende è la corrispondenza tra il significato di “tolo” e il fatto oggettivo che Sirio B sia una stella nana molto densa.

Raffigurazione di "po-tolo" secondo l'iconografia Dogon

Continuando i suoi racconti, Ogotemmeli rivelò che i Dogon erano inoltre a conoscenza di una terza sorella di Sirio, “emme-ya-tolo” tradotto “stella del sorgo”, la quale accompagnava Sirio B nel suo moto rivoluzionario attorno ad essa. Essa era Sirio C, la cui esistenza ancora non è stata appurata, ma neppure smentita, considerata dai Dogon la dimora delle anime dei morti. Questa stella è stata teorizzata recentemente dagli astronomi in seguito alle perturbazioni da essa esercitate sulle orbite dei due corpi principali.

Raffigurazione Dogon del sistema stellare ternario di Sirio, Sirio B e Sirio C

Fu inoltre raccontato e mostrato, attraverso pitture rupestri raffiguranti il presunto sistema ternario, che Sirio B, ogni 50 anni, compiva un gesto rituale (rivoluzione) attorno a Sirio, inscrivendo attorno ad essa un’orbita ellittica.

Schema Dogon rappresentante la rivoluzione di Sirio B intorno alla stella madre, Sirio

Questo evento astronomico viene celebrato dai Dogon con un rituale, durante il quale si utilizzano delle maschere simboliche, che viene chiamato “Sigi”. Questa festa serve ad onorare gli antenati e viene celebrata una volta ogni 50 anni: ad ogni ciclo di Sirio B intorno alla sua stella omonima. Ogni volta che si festeggia il Sigi, si realizza una grande maschera di dimensioni enormi. In una caverna, gli antropologi ne trovarono 8. Dunque, il Sigi era celebrato da almeno 400 anni e da altrettanto tempo, evidentemente, i Dogon dovevano essere a conoscenza dell’esistenza di Sirio B, con un anticipo sugli astronomi moderni di svariate centinaia di anni.

Antico rituale del "Sigi" celebrato ogni 50 anni

Altre rivelazioni fanno comprendere la complessa cosmogonia Dogon secondo la quale il “Tutto” risulta contenuto, a livello frattale, in ogni aspetto della vita con simbolismi e rituali presenti in ogni gesto della loro quotidianità. Essi credono nella sopravvivenza dell’anima e in un unico dio, Amma, creatore dell’universo, il quale si accoppiò con la Terra e Marte generando i Nommo, esseri ermafroditi e anfibi, metà uomo e metà pesce. Ogotemmeli affermò che i Nommo furono inviati sulla Terra da Amma per insegnare agli uomini:

Il dio dell’universo Amma, aveva mandato sulla terra il Nommo, il primo essere da lui creato. Il Nommo atterrò nella valle della Volpe. Mentre la sua arca scendeva, un’enorme nuvola di polvere si alzò dal terreno. Il Nommo era rosso come il fuoco, ma quando atterrò, divenne bianco. Intanto, una stella era apparsa nel cielo, ma sparì quando il Nommo se ne andò.

Il Nommo nell'iconografia Dogon

Questa rivelazione suscitò molto interesse negli studiosi di varie discipline alcuni dei quali la tradussero come la descrizione dell’atterraggio di una navetta spaziale, e la stella fissa in cielo quella di un’astronave madre, alla quale la navetta avrebbe fatto ritorno dopo aver lasciato la Terra. Ma uno di questi studiosi, Robert Temple, osservò un’interessante incongruenza; la Valle della Volpe si trova in Egitto, mentre i Dogon erano e sono tutt’ora situati in Mali. Su questo punto può far luce la storia stessa, poiché è noto che i Dogon migrarono e si stabilirono in Mali solo a partire dal 1200-1500 dopo Cristo. Temple tuttavia volle compiere ulteriori ricerche che espose nel suo libro, “The Sirius Mystery”, pubblicato nel 1976, riuscì a risalire a dei presunti antenati del Mediterraneo dei Dogon, i Garamanti, i quali avrebbero avuto contatti diretti con Egizi e Assiro-Babilonesi all’epoca della Mezzaluna fertile.

"The Sirius Mistery" pubblicato nel 1976 e il suo Autore, lo statunitense Robert Temple

Per lo studioso fu interessante notare che entrambe le popolazioni riportassero leggende contenenti esseri mezzi umani e mezzi anfibi chiamati Oannes, proprio come i Nommo narrati dai Dogon. Anche se nel suo saggio Robert Temple si dice decisamente più propenso a credere alla teoria del contatto da Sirio, non esclude a priori che le divinità dei Dogon potessero essere umane. E, in effetti, come spesso accade sono molti gli elementi che sembrerebbero combaciare. L’interesse per l’astronomia, in una misura minore o maggiore, è ciò che accomuna molte civiltà risalenti a migliaia di anni fa: lo testimoniano i siti megalitici, che sono sempre legati ai movimenti di astri e pianeti. Creature che sono accomunate all’acqua, al mare, esistono parimenti in tutte le tradizioni e leggende primordiali. Non solo si ricorda un “grande diluvio”, ma gli dei o le creature soprannaturali vengono sempre dal mare, o dal cielo.

Oannes, il Dio metà uomo e metà pesce delle tradizioni mesopotamiche

Anche i Dogon potrebbero conservare il ricordo di queste genti lontane, che avevano conoscenze molto più evolute delle loro. Il Mali è una regione interna dell’Africa, ma da qui l’accesso all’oceano Atlantico è relativamente facile grazie alla presenza del fiume Niger. Non è assurdo pensare che genti fuggite da una terra ormai inesistente abbiano cercato una via di scampo verso l’entroterra. Naturalmente, queste sono solo ipotesi, che però getterebbero un po di luce sulle anomale conoscenze manifestate da un popolo tribale quali sono i Dogon. Certo, tutto può essere liquidato come un’esagerazione di poche informazioni raccolte ad arte da due antropologi francesi. Eppure il legittimo dubbio permane, e di certo la comunità scientifica continua ad interrogarsi ancora oggi su questi inquietanti interrogativi tutt’altro che risolti.

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