Skystone, il cielo degli “Angeli Caduti”

by ArcheoWorld
410 views

Nei primi anni ’90 cominciano a circolare voci di una misteriosa sostanza scoperta in Africa da uno sconosciuto esploratore italiano. Si trattava di Angelo Pitoni, una persona fuori dal comune che, dalle poche informazioni reperibili online, si dichiarava geologo della FAO, botanico, scopritore di miniere di smeraldi, esperto di pietre rare e lapislazzuli, esploratore di luoghi remoti, scopritore di reperti archeologici unici, nonché, Medaglia d’Oro della Resistenza e commando delle Special Forces inglesi e dell’Oss americano (precursore della Cia).

Angelo Pitoni (Rieti, 1924 – Rieti, 2009)

Purtroppo è difficile, se non impossibile, ottenere un controllo legittimo sul vero background dell’uomo e sulle credenziali, se ce ne sono, autentiche che dichiarava di possedere. Ma torniamo alla sua scoperta che avviene in Sierra Leone nel 1990, come da sue testuali dichiarazioni:

Nel 1990 ero in Sierra Leone, incaricato di valutare la consistenza di alcuni giacimenti di diamanti. Il problema era che gli indigeni che li scavavano non volevano nessun altro tra i piedi. Grazie a un collega, un nero americano che lavora lì, riesco a fare amicizia con alcuni capitribù e alla fine mi danno il permesso di fare qualche saggio, delle prospezioni. Sono lì che sto esaminando uno strato quando uno di loro mi fa: Ho capito cosa cerchi, tu cerchi gli angeli caduti. Quindi mi racconta che un’antica civiltà di angeli si era talmente pervertita che Allah li aveva fatti precipitare sulla Terra, sia loro che il cielo e le stelle, le stelle sono i diamanti… e il cielo? Allora quello mi porta a vedere un mucchio di roccia che affiora, roba che pulita rivela di essere di un bell’azzurro cielo. Sul momento penso che si tratti di turchese, comunque ne prelevo dei campioni per farli esaminare una volta tornato a casa.

Sul momento, Pitoni non si rese nemmeno conto che il capotribù gli aveva raccontato una specie di versione africana del misterioso Libro di Enoch, ma quello che gli interessava in particolare era la pietra azzurra, la Skystone, come la chiamò, e aveva ragione. Dopo aver prelevati alcuni campioni li inviò per analisi ai laboratori dell’università di Ginevra, di Roma, di Utrecht, di Tokyo e di Freiberg. Gli strabilianti risultati affermarono tutti la stessa cosa: la pietra azzurra “non esiste”, o perlomeno non esiste in natura. La sua composizione è: oltre il 77% di ossigeno, poi carbonio, silicio, calcio, sodio e fa pensare a un prodotto sintetico, una specie di intonaco. Ma c’è di più, la pietra azzurra al microscopio si rivela fibrosa, a cristalli bianchi, e l’azzurro scompare inspiegabilmente. Un ulteriore mistero è che questa pietra risulta trovarsi sempre in strati di terreno risalenti ad almeno 12.000 anni fa, un tempo troppo antico per ritrovare una civiltà in grado di padroneggiare tecnologie evolute per realizzarne la produzione. Ma ancora, sempre in Sierra Leone, proseguendo le sue ricerche, Pitoni venne a conoscenza anche di altri ritrovamenti, ossia di statuette particolari:

Dopo il ritrovamento della pietra azzurra chiesi al mio amico capotribù se nella stessa zona, la provincia orientale di Kono, per caso non avessero trovato anche gli angeli caduti. Come no? E mi fanno vedere una statuetta di un tizio piuttosto brutto, dal volto insolito. Mi dicono che li chiamano Nomoli e che sanno che è meglio lasciarli in pace. E ogni volta che, scavando per cercare i diamanti, ne trovano una smettono immediatamente. Io spargo la voce che c’è un premio per chi mi segnala i Nomoli, e un premio doppio se mi chiamano quando ne trovano uno ancora da scavare. Così riesco ad arrivare sul posto dove gli indigeni hanno appena individuato una statua. Si tratta adesso di stabilire la stratigrafia e di datarla per riuscire a capire pressappoco l’età di queste sculture. Per fortuna in uno dei primi strati salta fuori un bel bastone lavorato, mentre sei strati più sotto, con ben evidenti le ricorrenze idriche, ecco un Nomolo di notevole fattura. Finalmente ho in mano qualcosa che mi permetterà una datazione. A Roma faccio esaminare il bastone al Dr. Gioli Guidi dell’Enea, che mi manda dal professor Giorgio Belluomini della Sapienza. Dopo un pò di tempo Belluomini mi chiama e mi fa: “Quanto crede che sia antico questo bastone?”. Che so, 500 anni? “Guardi, ho fatto tre esami e non ci sono dubbi, il bastone ha più o meno 2.500 anni”. Se lo strato del bastone corrisponde a 2.500 anni or sono, sei strati più sotto siamo al 12.500 a.C. Già 2.500 anni per l’Africa sono un’enormità. Ma il 12.500 dà le vertigini…

Da allora di queste statuette ne sono venute alla luce molte, e alcune sono finite nelle collezioni del British Museum a Londra e del Musèe de l’Homme a Parigi. Analisi, ricerche e studi approfonditi non hanno portato ad alcuna risposta né sulla civiltà che le ha create e nemmeno per quanto riguarda il loro scopo.

Analisi di un frammento di Skystone effettuata dal Dr. Roberto Volterri
per mezzo del Microscopio Elettronico a Scansione (SEM)

Slide 01
Il frammento analizzato proveniente dai campioni di Angelo Pitoni

Slide 02
Spettro di Microanalisi e analisi quantitativa relativa allo stesso effettuata mediante un Microscopio Elettronico a Scansione e apparato per Microanalisi EDS. I dati relativi alla composizione sono alquanto diversi da quelli reperibili in rete: l’abbondanza di Ossigeno (43,35%), che tanto incuriosisce è dovuta alla presenza di ossidi vari.

Slide 03
Immagine a basso ingrandimento (125 X) della superficie della Skystone, ottenuta con Microscopio Elettronico a Scansione (SEM). La Skystone appare come un conglomerato non molto omogeneo, in cui abbondano ossidi vari (Calcio, Ferro, ecc.) insieme a elementi “inconsueti“, ad esempio il Titanio.

You may also like

Leave a Comment