Antiche statuette testimoniano la coesistenza di uomini e dinosauri

by ArcheoWorld
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Paleontologi e geologi asseriscono che i dinosauri sono esistiti sul pianeta Terra molto prima che l’Uomo facesse la sua comparsa. I dinosauri sono vissuti tra 220 e 65 milioni di anni fa; l’Homo Sapiens, invece, risale ad appena 200 mila anni fa. Ci sono però teorie non ufficiali che ipotizzano che uomini e dinosauri abbiano convissuto: questo retrodaterebbe la comparsa del genere umano, o aprirebbe comunque la strada a nuove ipotesi non evoluzionistiche. Tra le prove che si potrebbero addurre a sostegno di questa teoria, un ruolo di primo piano è certamente riconosciuto alle misteriose statuette di Acambaro.

Acambaro è una città messicana situata nella parte sud-orientale dello stato del Guanajuato. I primi abitati della zona sarebbero appartenuti ad un’antica popolazione mesoamericana, i Chupìcuaro. Sarà però nel 1944 che questa città inizierà ad acquistare importanza quando un modesto negoziante, immigrato dalla Germania, Waldemar Julsrud, appassionato di arte e archeologo dilettante, durante una passeggiata a cavallo notò delle strane statuette semisepolte dal terriccio. Incuriosito dalla scoperta fatta, chiese ai contadini del posto se potevano raccoglierle per lui e successivamente ingaggiò Odilon Tinajero, un contadino messicano, per disseppellire le rimanenti statuette, pagando lui e la sua squadra per ciascuna statuetta trovata.

Waldemar Julsrud (Brema, 16 ottobre 1875 - Leon, 30 novembre 1964)
Waldemar Julsrud nella sua azienda Ferretería la Reina in calle Leona Vicario

Di lì a poco si trovò letteralmente sommerso dai più straordinari manufatti che avesse mai visto: centinaia, migliaia di statuette stupefacenti che ritraevano uomini appartenenti a varie etnie ma, anche e soprattutto, strani animali che somigliavano in tutto e per tutto a dinosauri, donne che allattano i loro cuccioli e uomini che li cavalcano. Julsrud cominciò a parlare della sua scoperta, e varie fonti di informazione iniziarono quindi a dare spazio alla storia e il ritrovamento diventò qualcosa di una certa unicità, acquistando così un gran quantitativo di pubblico che iniziò ben presto a dividersi fra chi era convinto che il rinvenimento delle statue fosse genuino e chi invece credeva che i contadini non avessero ritrovato, ma fabbricato ex novo le statuine invogliati dai compensi che lo stesso Julsrud aveva loro promesso.

Come è facile immaginare la scoperta è stata sempre al centro di discussioni: confermare l’autenticità di questi reperti sarebbe come rinnegare la teoria dell’evoluzionismo ed ammettere invece una visione dell’uomo e della sua evoluzione più vicina a quella biblica dove è vero si parla di Adamo ed Eva, ma non di dinosauri. Il governo messicano mandò quattro archeologi a confermare la veridicità della scoperta. Ad una prima analisi i quattro, dopo aver esaminato l’area degli scavi e i manufatti, deposero a favore della loro autenticità. Incuriositi dal ritrovamento di Julsrud giunsero ad Acambaro anche due eminenti personaggi. Il primo era Charles Hapgood, il quale era stato il primo a sostenere la teoria dello slittamento dei poli terrestri.

Al fine di zittire coloro che sostenevano che le statuette fossero di recente fattura, Hapgood fece degli scavi sotto l’abitazione del capo della Polizia, che era stata costruita 25 anni prima, diciamo quindi nel 1930, ben 14 anni prima che Julsrud iniziasse i suoi primi scavi. Con Hapgood c’era anche Earl Stanley Gardner (1889-1970), ex procuratore distrettuale e scrittore, creatore del personaggio di Perry Mason. In seguito, alcuni studi sui reperti vennero eseguiti al fine di stabilire una datazione per la loro fabbricazione. Le statuette di Acambaro vennero sottoposte al test del radiocarbonio e a quello della termoluminescenza che hanno datato i reperti a 6500-4000 anni fa ma quando gli scienziati sono venuti a conoscenza della natura del materiale analizzato hanno spesso ritrattato la loro risposta, affermando che i risultati ottenuti non possono essere attendibili.

Alcune fra le statuette rivenute

Sarà però un astuto professionista, l’archeologo Charles C. DiPeso che lavorava per un’organizzazione antropologica dedita alla conservazione della cultura dei nativi americani chiamata “Amerind Foundation”, a dare un senso al ritrovamento. Il ricercatore esaminò quindi i reperti e stabilì che non si trattava di oggetti antichi e autentici, bensì il risultato di una produzione fatta da alcuni agricoltori locali moderni in quanto se fossero artefatti autentici, sarebbero graffiati e rovinati; in più dirà anche che le persone inesperte che Julsrud aveva assoldato per estrarre le statuette, avrebbero potuto romperle accidentalmente. I risultati vennero quindi pubblicati sulla rivista “Antichità americana” ma, la sua tesi e il modo in cui DiPeso aveva analizzato le statuette non vennero altre sì condivisi dai sostenitori di queste ultime. Alcune persone che credevano davvero nell’autenticità delle statuette si mossero quindi contro il risultato ottenuto dal ricercatore fra cui scrittori come David Lewis, Don Patton e Robert Bakker, i quali, per fornire man forte a Julsrud, inserirono le statuette all’interno dei loro racconti come “Atlas Rising” o “Dinosaur Heresies”.

David Lewis e Robert Bakker visionano la collezione Julsrud

Le prove scientifiche contro l’autenticità sono di gran lunga superiori rispetto a quelle a favore. La datazione al radiocarbonio non ha dato un risultato conclusivo. Gli artefatti sono emersi in circostanze dubbie, agli scavi non ha partecipato alcun archeologo professionista, e le statuette sono al di fuori di ogni possibile contesto archeologico.
Le statuette di Acambaro sono dunque dei falsi o sono autentiche? Impossibile dare una riposta definitiva a questa domanda.

Ci sono molte altre cose che si possono però dire sulle statuette di Acambaro. La riluttanza da parte della scienza ufficiale ad accettarle è legata in gran parte al fatto che la loro autenticità porrebbe alcuni sconvolgenti interrogativi a cui nessuno ha gli strumenti per rispondere. Però statuette molto simili, anch’esse integre, sono state trovate a Chupicuaro, importante sito archeologico che dista appena 7 km da Acambaro. Nessuno ha mai messo in discussione l’autenticità di quei reperti, perché sono “innocui”. Altra cosa che va detta è che nella zona non c’è alcuna tradizione di manifattura ceramica. Come avrebbero potuto i contadini realizzare una tale mole di piccole statue senza avere alcuno strumento adatto e nessuna preparazione tecnica? Ma la domanda più insidiosa è: perché mai Julsrud avrebbe dovuto architettare una truffa tanto complessa? Non ha mai venduto nemmeno una sola statuetta. Inoltre perché farne fare così tante, oltre 33.000? Ne sarebbe bastato un numero assai inferiore. Davvero un pò troppo cervellotico, come scherzo alla scienza ufficiale.

Se lasciassimo per un attimo andare ciò che crediamo di sapere e i dogmi su cui si fonda una “fede scientifica” decisamente assurda potremmo guardare quelle statuette con occhi diversi.

Oggi si trovano in Messico, ad Acambaro, al Waldemar Julsrud Museum. E lì attendono che il loro mistero venga svelato.

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