I Vimana

by ArcheoWorld
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Non si contano le tradizioni orali e scritte che testimonierebbero l’esistenza di antiche macchine volanti in tempi remoti, dai tappeti volanti nell’antica Arabia ai carri di Ezechiele e Salomone ai Vimana dell’antica India. Il termine sanscrito “VIMANA” è composto dal prefisso VI, “uccello” e dal suffisso MAN che indica “luogo abitato”. Il vocabolo assume così il significato di “uccello abitato”. Tra gli antichi testi che menzionano i Vimana i più famosi sono Ramayana e Mahabharata. Altri meno noti; Samarangana Sutra-dhara, la Yuktikalpataru di Bhoja, il Mayamatam, il Rig Veda, il Yajurveda e Ataharvaveda. In questi testi sono descritte gesta epiche, guerre ed esplorazioni compiute da imperatori e Dei con l’ausilio di macchine volanti ad alta tecnologia. Dagli scritti traspare la civiltà dell’antica India di 15.000 anni fa, conosciuta anche come Impero di Rama, molto avanzata tecnologicamente e con radici addirittura risalenti a poco meno di 30.000 anni indietro nel tempo. Successivamente terribili guerre e disastri annientarono questa civiltà, lasciandone solo piccolissime tracce isolate. Forse le cruente battaglie descritte nel Ramayana, e particolarmente del Mahabharata, furono il culmine delle terribili guerre dell’ultimo Kali Yuga.

Il processo di datazione è difficile, in quanto non esiste un metodo accurato per datare gli Yuga perché ci sono cicli all’interno di cicli e Yuga dentro yuga. Si dice, nella teoria avanzata dal Dott. El Kunwarlal Jain Vyas, che un ciclo maggiore Yuga dura 6000 anni mentre un ciclo Yuga minore è di soli 360 anni. Secondo questo computo Rama appartiene al ventiquattresimo ciclo Yuga minore e che vi è un intervallo di 71 cicli tra Manu e il periodo Mahabharata, questo indica grosso modo 26.000 anni. In altri testi come il Manusa sono redatti specifici dettagli riguardanti la costruzione di macchine volanti descritte come assemblate con un materiale leggero, ma allo stesso tempo forte e ben modellato. Per la loro costruzione furono utilizzati ferro, rame, mercurio e piombo. Erano in grado di volare a grandi distanze ed erano spinti in aria da motori. Il Samarangana Sutradhara dedica addirittura 230 strofe alla costruzione di queste macchine e il loro uso in tempo di pace e di guerra:

Forte e durevole deve essere effettuato il corpo, come un grande uccello volante di materiale leggero. Al suo interno si deve inserire il motore a mercurio con il suo apparato di riscaldamento in ferro posto in basso. Per mezzo del potere latente del mercurio che permette la messa in moto, un uomo che si siede al suo interno sarà in grado di percorrere una grande distanza nel cielo in un modo meraviglioso. Allo stesso modo, seguendo le istruzioni descritte si potrà costruire un Vimana grande come il tempio del Dio in movimento. Dovranno essere costruiti quattro contenitori resistenti di mercurio nella struttura interna. Quando questi verranno riscaldati dal fuoco controllato dai contenitori di ferro, il Vimana svilupperà una potenza di tuono attraverso il mercurio. Successivamente si convertirà in una perla nel cielo.

Fra gli innumerevoli testi che menzionano i Vimana il più recente e conosciuto è il Vaimanika Shastra (Scienza dell’Aeronautica) scritto in sanscrito risalente agli inizi del XX secolo la cui esistenza è stata rivelata nel 1952 da G. R. Josyer il quale ha affermato che sarebbe stato scritto da Pandit Subbaraya Shastry (1866–1940) sotto dettatura psichica da parte dell’antico saggio hindu Bharadvaja. Alcuni ricercatori sostengono invece che lo scritto avrebbe un’origine antichissima, facendolo risalire al XIII secolo a.C., anche se non se ne conoscono frammenti, citazioni o riferimenti in opere del passato.

Il Vaimanika Shastra

A differenza di un moderno trattato di aeronautica inizia, prima di dettagliare concetti e schemi dei velivoli, con il descrivere i principi generali del volo. La materia comprende una definizione di velivolo, come si deve istruire e alimentare un pilota, piste di atterraggio, cibo, vestiti, metalli e loro produzione, specchi e il loro uso in guerra, ed una varietà di congegni e yantra. I velivoli venivano definiti con diverse tipologie: mantrik, tantrik e kritak, e con dei nomi: Shakuna, Sundara, Rukma e Tripura, tutti descritti dettagliatamente da grafici e misure.

Si ritiene che il Vaimanika Shastra sia solo una piccola parte (un quarantesimo), di un testo molto più grande, lo Yantra Sarwasa (Tutto sulle macchine volanti), scritto da Maharishi Bharadwaj e altri saggi a “beneficio di tutta l’umanità”. Ad oggi non sono state repertate prove concrete dell’esistenza dei Vimana ma nel 1979 lo studioso anglo-indiano David William Davenport e il giornalista italiano Ettore Vincenti rendono note le loro ricerche sui Vimana pubblicando il libro “2000 a.C.: distruzione atomica” (SugarCo) nel quale, interpretando alcuni passi degli antichi testi, attribuiscono la distruzione di Lanka (identificata dagli autori con Mohenjo-Daro una città appartenente alla civiltà Harappa nella valle dell’Indo) a un’esplosione atomica.

Le rovine di Mohenjo-Daro

Secondo le antiche leggende, i signori del cielo irati con Lanka polverizzarono sette città con una luce che brillava come mille Soli ed emanava il rombo di diecimila tuoni. Tracce di questa esplosione, a detta degli autori, sono da ritenersi i 44 scheletri scoperti durante gli scavi effettuati da Sir Mortimer Wheeler nel 1945.

Gli scheletri, che si trovano sparsi in un’area precisa della metropoli, giacevano scomposti, con le membra contorte, e le ossa caratterizzate da strane carbonizzazioni e calcinazioni dovute agli effetti di un’esplosione nucleare. Inoltre, alcuni resti di laterizi sono fortemente vetrificati da una potente fonte di calore.

Materiale vetrificato dal calore

Scienza e mitologia si fondono e ancora una volta gli antichi testi confermano le odierne scoperte. Una cosa è certa, la civiltà Harappa sembra nascere dal nulla e Mohenjo-Daro, fiorente metropoli che contava 30.000 abitanti, era progettata secondo un moderno schema architettonico a griglia e vantava un eccellente sistema di fognature, nonché un enorme piscina. Sicuramente fu progettata da una civiltà molto avanzata, forse addirittura superiore a quella attuale. E forse i Vimana ne decretarono la fine.

Così doveva apparire Mohenjo-Daro

Nei secoli la forma dei Vimana descritti nei sacri testi spinse gli antichi architetti ad innalzare meravigliose strutture sacre di forma piramidale, ancor oggi visibili in tutta l’India, che indicano il tempio del dio in movimento. Su affreschi ed arazzi sono immortalate razze di divinità che assistevano ai sacrifici rituali spandendo fiori dai loro Vimana, e riprendevano al termine la via del cielo.

Nell’India moderna permangono lucidi ricordi delle tradizioni di antichi mezzi volanti equipaggiati con armi incredibili e addirittura in grado di raggiungere lontane regioni ove non brillano Sole e Luna, ma stelle fulgenti piccolissime. A noi, uomini moderni non resta che accogliere con mente aperta i testi sacri in chiave scientifica.

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