Gli Dei dal sangue blu

by ArcheoWorld
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L’espressione “avere sangue blu” implica essere di nobile origine, da una linea alta, è una caratteristica spesso attribuita a famiglie reali, nobili o regnanti, è un modo di dire considerato simbolico che ha acquisito diversi significati nei secoli. Questa caratteristica blu, nel caso di molte religioni nel mondo, è attribuita a rappresentazioni di divinità. Alcuni esempi tra i più espliciti li troviamo nel pantheon egizio dove possiamo vedere che tutti gli Dei sono rappresentati con corpi e volti sempre blu (o verdi) mentre l’intera popolazione, i nobili e lo stesso Faraone, sono rappresentati con il loro tipico colore bronzato africano. In America Centrale alcuni Codici Maya ci fanno notare, ancora una volta, la stessa particolarità. In India, il Bhagavad-Gîtâ è corredato da illustrazioni policrome di storia mitica, in cui gli dei in competizione tra loro per acquisire più potere, sono ancora una volta rappresentati di colore blu. Allo stesso modo, i testi tibetani illustrati del lama Sang-Y Gyamtso (1653-1705) i cui dipinti sono copie esatte degli originali del 13° secolo, rappresentano entità divine in un colore blu. Questa sommaria lista di rappresentazioni di divinità in tutto il mondo fa effettivamente riflettere: come mai popolazioni così distanti da tra loro, nel tempo e nello spazio, hanno rappresentato in questo modo le loro divinità? È possibile ricondurlo a un motivo reale e tangibile?

Si sono formulate diverse ipotesi e queste sono quelle maggiormente accreditate in ambiente accademico:

Metallo nel sangue. A questo modo di dire viene spesso addotta come spiegazione l’argiria, una malattia del sangue che affligge chi assume nitrati di argento in grande quantità. A questo proposito si pensa che i regnanti contraessero l’argiria usando le posate d’argento per cibarsi.

L’assenza di sole. Un’altra ipotesi fa riferimento al fatto che i nobili fossero soliti rimanere all’interno dei loro possedimenti, senza esporsi al sole (a differenza delle classi meno abbienti): la loro carnagione quindi era talmente chiara da lasciare intravedere le vene, di colore bluastro.

L’emofilia. Un’altra teoria riconduce ad una patologia, l’emofilia: si tratta di una malattia ereditaria molto diffusa tra la nobiltà europea dei secoli scorsi, aggravata ulteriormente dai frequenti incroci tra consanguinei; l’emofilia determina un difetto nella coagulazione del sangue, favorendo emorragie, provocando lividi e gonfiori bluastri.

Ma non tutto è così chiaro e il mistero potrebbe celarsi nella particolarità del gruppo sanguigno RH negativo. Il più comune tipo di sangue umano è il gruppo 0, che è universale. I tipi di sangue si dividono in due gruppi: positivi e negativi in base al fattore RH. Il fattore RH è così chiamato perché collegato al nesso genetico tra umanità e scimmie Rhesus, individuabile da una specifica proteina ematica. Dagli studi effettuati in campo genetico non esisterebbe una plausibile spiegazione scientifica circa la provenienza del gruppo RH negativo. La scienza ortodossa si limita ad ipotizzare che si tratti di una non meglio identificabile casuale mutazione genetica. Gli studi hanno provato che uno dei fattori ereditari più stabili e meno suscettibili di mutazioni generazionali sia proprio il sangue. La maggior parte delle persone, circa l’85%, possiede sangue RH positivo, elemento che sostiene la tesi secondo cui gli esseri umani si sarebbero evoluti dai primati. Tuttavia esiste un restante 15% che risulta del tutto sprovvisto del fattore RH. Se è vero che il gruppo sanguigno rientra tra le caratteristiche genetiche meno mutevoli, da dove proverrebbe il tipo RH negativo? Questo è un interrogativo che da decenni lascia perplessi gli scienziati. Alcune prove suggeriscono che il fattore RH negativo abbia fatto la sua comparsa sul pianeta circa 35.000 anni fa, all’interno di alcune aree geografiche molto circoscritte, quasi al punto da sembrare collegato con alcuni particolari gruppi sociali e tribù. Le aree in cui fu riscontrata la sua presenza in numero maggiore sono la Spagna settentrionale, la Francia meridionale e la etnia basca. Un’altra etnia con alta concentrazione del fattore RH negativo è quella ebraica dell’Est.

Distribuzione dei diversi tipi di Rh

Circa il 40% della popolazione europea possiede il fattore RH negativo. Solo il 3% degli africani e l’1% degli asiatici e dei nativi americani è RH negativo. Da queste informazioni statistiche, non è difficile risalire alle aree geografiche in cui il fattore RH negativo si sarebbe originato. Stiamo parlando della regione caucasica. Dai dati diffusi dalla scienza si evince che, se il fattore RH negativo appartenesse davvero ad una tipologia sanguigna “normale”, quale sarebbe la spiegazione degli inconvenienti che sorgono quando una madre RH negativo dà alla luce un bambino RH positivo? Si tratta di una malattia emolitica, o meglio di una reazione allergica che può produrre conseguenze gravi quando i due diversi gruppi sanguigni si mescolano durante la gravidanza, dal momento che le sostanze antigeniche presenti nel tipo RH negativo attaccano le cellule RH positivo. Quale è il fattore scatenante una lotta genetica tra due tipi di sangue che sono ugualmente umani? In natura esiste un unico altro caso in cui ha luogo una simile reazione tra organismi che si accoppiano: quando asini e cavalli vengono incrociati per la produzione di muli. Tutto questo è comprensibile, in quanto si tratta di un incrocio “innaturale”, che allo stato brado non esiste. L’ibridazione che dà vita ai muli ha luogo esclusivamente a causa dell’intervento umano. Quindi, è possibile che esistano due tipologie di esseri umani simili ma geneticamente diverse?

Quali sono le conclusioni dagli elementi illustrati? È stato dimostrato che il sangue è l’organo con minori probabilità di mutazione. Se si esclude quella di cui stiamo parlando, la scienza non ha mai registrato altre mutazioni genetiche nel sangue. Elemento questo che da supporto alla tesi secondo cui il fattore RH negativo sia stato introdotto da una fonte esterna. Molti testi antichi, compresa la sacra Bibbia, sembrano supportare questa teoria. Molte narrazioni, in particolare quelle contenute nei testi pre-cristiani, raccontano di una stirpe giunta dal cielo che avrebbe creato l’uomo a propria immagine. L’uomo primitivo li identificò come divinità dalla straordinaria longevità, capaci di compiere prodigi. Gli esseri umani assistettero all’edificazione di mastodontici monumenti e splendide città da parte di queste creature divine. Gli stessi testi narrano che un giorno queste creature iniziarono ad accoppiarsi con gli esseri umani. La Bibbia dice che “gli dei guardarono le donne e le trovarono piacevoli per gli occhi, e quindi le presero in mogli, e concepirono molti figli”. Si potrebbe supporre e che l’uomo di Neanderthal sia stato uno dei primi risultati di tali accoppiamenti, mentre sarebbe plausibile la possibilità che il Cro-Magnon sia stato il prodotto perfezionato, primo vero antenato di ciò che oggi definiamo umanità, e da esso sarebbe disceso l’uomo moderno, cioè il risultato finale degli incroci tra gli “Dei” e la proto-umanità. Tale risultato non avrebbe prodotto inconvenienti dal punto di vista della riproduzione, fatta eccezione di una linea di sangue che sviluppò il fattore RH negativo, che quindi non ereditò la proteina ematica connessa agli antenati scimmieschi.

Elisabetta I Tudor d'Inghilterra

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