Il reperto scomparso della Grande Piramide ritrovato in Scozia

by ArcheoWorld
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Nel 1872 Waynman Dixon (1844-1930), ingegnere inglese, fu artefice di una grandiosa scoperta. In seguito alle sue esplorazioni all’interno della Grande Piramide, avendo osservato attentamente i due condotti di aereazione nella Camera del Re, suppose che strutture simili potessero essere state realizzate anche nella Camera della Regina. Ma nonostante tali aperture non risultassero li visibili, Dixon era convinto che si dovessero cercare in corrispondenza della stessa posizione di quelle presenti nella camera sovrastante e cioè nelle pareti Nord e Sud. Ispezionò a lungo le pareti di calcare della Camera della Regina e, nei punti che egli identificò come i più probabili, iniziò a percuoterle con un maglio metallico per valutare la presenza o meno di cavità nascoste. Il risultato fu come sperato e per confermarlo praticò un foro in entrambe le pareti dove, dopo una decina di centimetri, si rivelarono dei canali che parevano del tutto simili per fattezza e misure a quelli già presenti nell’altra camera, infatti anch’essi misuravano circa 20×20 centimetri.

Il condotto Nord della Camera della Regina e il suo scopritore, Waynman Dixon

Una volta liberata dai detriti l’apertura dei condotti decise di scandagliarli, utilizzando a tale scopo un’asta snodabile di metallo. Dai suoi resoconti si sa che nell’esplorare il cunicolo settentrionale, l’asta si incastrò e fu forse nel tentativo di liberarla che l’ingegnere, maneggiandola in maniera energica e concitata per riuscire ad estrarla, urtò alcuni oggetti presenti all’interno del condotto, causandone lo scivolamento e la successiva fuoriuscita dalla parete. Fu così che, accidentalmente, portò alla luce tre piccoli reperti passati alla storia come i “reperti di Dixon“. Questi manufatti, una sfera di diorite, un piccolo “gancio” di bronzo con due punte, detto a coda di rondine, e un sottile pezzo di legno di cedro lungo circa 12 centimetri disseminato di strane dentellature furono ritenuti molto importanti e furono trasferiti in Inghilterra nell’estate di quello stesso anno da John Dixon, il fratello maggiore di Waynman, che aveva lavorato con lui nella piramide.

Dopo qualche settimana di viaggio i reperti furono consegnati in perfetto stato nelle mani dell’astronomo reale di Scozia, Charles Piazzi Smyth, autorevole studioso di egittologia e autore di stimate pubblicazioni sulle piramidi egizie. Durante gli anni successivi, questi manufatti di inestimabile valore archeologico, essendo gli unici mai ritrovati all’interno della Grande Piramide, furono approfonditamente studiati e illustrati in alcune delle più prestigiose riviste scientifiche dell’epoca. Il gancio di bronzo e la sfera di pietra sono tutt’oggi conservati al British Museum di Londra, il frammento di legno invece incredibilmente scomparve in un momento imprecisato della storia.

. Il suo ultimo riferimento è rappresentato solo ed esclusivamente dalle sopra citate cronache editoriali, sebbene l’oggetto non è mai risultato presente come reperto regolarmente classificato in alcun museo, tanto da perderne le tracce poco tempo dopo il suo arrivo in Inghilterra. Pochi mesi fa, a fine 2020, il frammento di legno di cedro è stato trovato in una lattina di sigari, notata fuori posto, in una collezione universitaria scozzese, all’Università di Aberdeen, da un assistente curatore egiziano, Abeer Eladany. Sembra che il frammento sia arrivato nella città scozzese a causa di una conoscenza tra Dixon e un medico di nome James Grant che studiò ad Aberdeen e andò in Egitto per curare il colera a metà degli anni 1860. Il frammento, che originariamente misura circa 12 centimetri, oggi è molto deteriorato. Nonostante ciò sono state eseguite immediatamente delle prime analisi che datano il legno di cedro da qualche parte tra il 3341 e il 3094 a.C., molto prima della costruzione della piramide. Questo risultato supporta la teoria che gli oggetti siano stati lasciati dai costruttori piuttosto che dagli esploratori successivi. Neil Curtis, capo dei musei e delle collezioni speciali dell’Università di Aberdeen, ha definito i risultati della datazione al carbonio una “rivelazione” che riaccenderà sicuramente l’interesse per le reliquie di Dixon e su come possono far luce sulla datazione della Grande Piramide.

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