Qualcuno sparava proiettili nella preistoria

by ArcheoWorld
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Quasi un secolo fa, un minatore svizzero era alla ricerca di giacimenti di metallo nelle grotte calcaree di Kabwe, in Zambia, quando trovò un antico teschio databile tra 125.000 e 300.000 anni fa. Si tratta del primo fossile ad essere scoperto in Africa con caratteristiche di Homo sapiens. Ma la scoperta celava una sorpresa più grande: il cranio recava un piccolo foro di forma circolare che gli scienziati forensi riconducono all’azione di un proiettile ad altissima velocità.
Il cranio ha attirato grande attenzione quando è stato scoperto. Secondo la Smithsonian Institution, si è inizialmente creduto che il teschio di Kabwe fosse il primo esempio in assoluto di una nuova specie di ominide chiamato Homo Rhodesiensis. Successivamente gli è stata assegnata la classificazione di Homo Heidelbergensis, anche se la ricerca più recente ha dimostrato che alcune caratteristiche mostrano analogie con l’Homo Erectus, di Neanderthal ed il moderno Homo Sapiens. Non è chiaro a chi appartenesse il cranio, ma è probabile si tratti di un incrocio tra le diverse specie di ominidi. Il suo carattere ibrido e non univoco costituisce solo una delle misteriose caratteristiche del reperto. Il fatto più sorprendente, come accennato, è che il teschio sembra riportare un foro da proiettile nella regione occipitale sinistra, con elementi di frantumazione sul lato opposto. Questo suggerisce che il proiettile abbia perforato il lato sinistro, passando attraverso il cranio con una forza tale da frantumare completamente il lato destro.
Ora, sarebbe naturale supporre che il foro sia stato causato da una lancia scagliata ad alta velocità o da un giavellotto. Tuttavia, un articolo su The Shields Gazette ha spiegato che le indagini scientifiche hanno dimostrato che ciò non è possibile perché quando un teschio viene colpito a bassa velocità da un oggetto, come una freccia, o lancia , produce le cosiddette cricche radiali o striature; cioè delle microfratture nell’attaccatura dei capelli vicini al luogo dell’impatto. In questo caso non sono state individuate fratture radiali sul cranio. In conseguenza, si è concluso che l’oggetto perforante deve aver avuto una velocità molto, molto più grande di quella di una freccia o di una lancia. Un medico legale tedesco è pervenuto alla conclusione ancora più radicale che il danno cranico dell’uomo non può essere stato causato da qualsiasi cosa, ma solo ed esclusivamente da un proiettile. Questa stessa caratteristica, infatti, si riscontra in moderne vittime di ferite alla testa provocate da colpi da un fucile ad alta potenza. Se questo fosse vero, vorrebbe dire che o il cranio non è antico così come si sostiene o il foro è stato causato in tempi antichi da una civiltà tecnologicamente avanzata. La prima opzione è da scartare in quanto il cranio è stato trovato a 60 metri sotto la superficie: il che conferma che si trova lì da diverse migliaia di anni e non può essere stato accidentalmente colpito da uno sparo negli ultimi decenni. In ambienti di archeologia alternativa, la prospettiva più diffusa è che l’uomo antico potrebbe essere stato tecnologicamente molto sviluppato e che le tracce di tale progresso tecnologico si siano disperse nel tempo fino a non lasciare traccia.

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